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Ancora sul Tablet Apple: rumour dettagliati
Ancora con il sapore del caffè in bocca, stamattina apro il lettore di feed RSS e uno dei primi articoli ad attirare la mia attenzione è su iLounge e si intitola Ten New Details on the Apple Tablet (Dieci nuovi dettagli sul Tablet Apple).
Dicono di aver ricevuto lo scoop dalla stessa fonte attendibile che predisse correttamente l’arrivo dell’iPod nano di quinta generazione, dell’iPhone 3GS e la versione cinese di iPhone 3G.
L’elenco dei dettagli è il seguente:
1. Apple ha creato almeno tre prototipi distinti di questo tablet.
2. La prima versione era dotata di schermo a 7 pollici, ma è stato giudicato troppo piccolo. La versione più recente del prototipo ha uno schermo da 10,7 pollici.
3. Il sistema operativo è iPhone OS.
4. Alcuni hanno riportato che il tablet assomiglia a un iPhone. Più o meno. Somiglia a un iPhone 3G, con tanto di parte posteriore curvata.
5. Sarà introdotto in due modelli differenti: uno avrà la possibilità di collegarsi in 3G, l’altro no. Pensate alla versione 3G come a un grosso iPhone 3GS, e alla versione non-3G come a un grosso iPod touch.
6. Le risoluzioni dello schermo saranno ovviamente molto superiori agli schermi 480×320 di iPhone e iPod touch, e permetteranno una facile lettura di pagine di libri e riviste in formato elettronico a grandezza naturale, nonché di pagine di quotidiani opportunamente scalate. Aspettatevi qualcosa nell’ordine di 5-6 volte la risoluzione dello schermo di un iPhone / iPod touch (720p approssimativamente) e una superficie sensibile al tocco 7 volte più grande. [Nella pagina del sito di iLounge hanno inserito un'immagine che rende bene le proporzioni dell'area visibile sullo schermo di iPhone / iPod e sullo schermo del presunto Tablet.]
7. È progettata per espandere il concetto mediale di iPhone e iPod touch a un potenziale livello ulteriore: come una tavoletta elettronica che sostituisce i libri e le riviste, e che in più offre quello che già offrono iPhone e iPod touch — applicazioni, multimedialità, giochi e funzionalità Web.
8. Non è pensata per entrare in competizione con i netbook. Si tratta di un media player e dispositivo di comunicazioni leggero e dotato di iPhone OS.
9. Apple al momento sta pensando di annunciarlo il 19 gennaio 2010 o anche prima di quella data, e intende creare un periodo di aspettativa, come fece con iPhone, per poi iniziare a vendere il dispositivo verso maggio o giugno.
10. Pare che il progetto sia in attesa di approvazione da parte di Steve Jobs; si crede che a questo punto le possibilità che l’oggetto appaia sul mercato siano dell’80%.
Non sono un appassionato di rumour e di solito non ci perdo troppo tempo; di iLounge però in genere apprezzo lo stile e non mi sono mai sembrati i classici ’strilloni’ in fatto di voci di corridoio. Si ha l’impressione che preferiscano offrire informazioni il più possibile attendibili e che non cerchino di guadagnare sporchi hit di traffico con i soliti articoli dal profumo di aria fritta.
Questi dieci nuovi dettagli sul fantomatico, imminente Tablet di Apple, visti nell’insieme sono fondamentalmente privi di sensazionalismo. Forse è per questo che mi suonano credibili. Il fatto che le parti più dettagliate riguardino l’aspetto fisico dell’oggetto mi fa pensare che la fonte possa avere visto il prototipo ma non molto altro. Anche perché visto così — una sorta di grosso iPhone / iPod touch, che fa praticamente le stesse cose di iPhone / iPod touch ma in modo più comodo per il fatto di avere uno schermo maggiorato — non sembra un dispositivo troppo interessante o innovativo, e limitandoci a questi dettagli (e prendendoli per veri), uno quasi si chiede che cosa mai ci possa fare un dispositivo simile nella linea dei prodotti Apple.
A me pare chiaro che la fonte di iLounge (sto sempre dando per buoni i dettagli comunicati) non abbia potuto carpire il nocciolo della questione: l’ingrediente segreto di Apple. Questo tablet misterioso, secondo me, avrà o una nuova tecnologia, o una nuova funzione, o un utilizzo potenzialmente innovativo di elementi già esistenti, ma insomma un quid che lo differenzierà al punto di attirare utenti come api sul miele.
A mio avviso un ruolo molto grande sarà giocato dall’interfaccia utente. Se diamo per buono che il tablet avrà iPhone OS, dobbiamo altresì immaginare che non si tratterà certo dello stesso iPhone OS preso di peso da iPhone e portato sul Tablet senza modifiche o adattamenti. Quando si cominciò a parlare di tablet un po’ di tempo fa, scrissi le mie perplessità sulla potenziale interfaccia relativamente al form factor:
Passi la maggiore leggibilità data da uno schermo con la densità di quello di iPhone ma grande tre volte tanto, tuttavia bisogna tenere presente che le dimensioni maggiorate potrebbero incidere a sfavore dell’usabilità dell’interfaccia multi-touch. Pensiamo a gestualità come il pizzicare un’immagine o una porzione di testo per ingrandire, ruotare, rimpicciolire: ha senso se la superficie su cui agiamo è sufficientemente ridotta da consentire un gesto comodo con il pollice e l’indice di una mano. All’aumentare delle dimensioni della superficie da toccare, le gestualità diventano più faticose e meno intuitive. Se pensiamo ad altri esempi della vita quotidiana in cui abbiamo a che fare con schermi touch-screen di grosse dimensioni (sportelli bancomat, punti di informazione interattivi), vediamo come l’interazione con l’utente sia limitata alla pressione di tasti e null’altro. Questo perché è faticoso e poco intuitivo offrire un’interfaccia in cui l’utente sia costretto a trascinare puntatori tenendo il dito o le dita sullo schermo.
Discorso analogo per la tastiera virtuale: sarebbe più grande di quella di iPhone, e si è portati a credere che questo sia automaticamente più comodo. Il problema è impugnare il dispositivo mentre si scrive. Con iPhone, la tastiera è sì piccola (specie in posizione verticale), ma è possibile impugnare saldamente iPhone con l’altra mano: questo offre un’indubbia stabilità e contribuisce indirettamente alla praticità di scrittura. Un fantomatico netbook fatto come un grosso iPhone, come lo si regge mentre si scrive? Con uno schermo da 9 pollici, mettiamo, diventerebbe scomodo da sostenere con una mano mentre si scrive con l’altra, perché il dispositivo sarebbe troppo grosso e meno maneggevole. Si dovrebbe poterlo appoggiare in grembo, ma sarebbe troppo piccolo. La condizione migliore sarebbe su un piano di appoggio come un tavolo, per scrivere comodamente con due mani, ma la portabilità andrebbe a farsi benedire, per non parlare di quanto sarebbe scomodo non poter inclinare il dispositivo e scrivere tenendolo piatto sulla superficie di appoggio. E questa è solo la punta dell’iceberg delle problematiche legate al ripensamento di un’interfaccia utente che non potrebbe essere identica a quella di iPhone per ragioni squisitamente strutturali.
Immagino quindi che nei laboratori Apple una certa quantità di tempo si stia spendendo nello scalare l’interfaccia di iPhone per adattarla a uno schermo più grande. Da un punto di vista visivo, pertanto, non è detto che l’interfaccia del Tablet somigli poi così tanto a quella di iPhone e iPod touch; mi immagino, per esempio, tutta una serie di controlli e gestualità riviste considerando le dimensioni maggiorate del dispositivo. E in quanto alla funzione di questo Tablet, sono scettico sul fatto che (come l’articolo di iLounge lascia a intendere) Apple voglia semplicemente introdurre una propria versione del Kindle di Amazon; Jobs ha più volte affermato che le potenzialità di Kindle (e dei lettori di libri elettronici) sono limitate visto che negli USA si legge sempre meno. Il Tablet di Apple sarà senza dubbio comodo per questo genere di letture, nonché per navigare il Web e leggere la posta elettronica, ma non credo che sarà questo il suo punto forte. Spero molto nel fattore sorpresa: penso alla moltitudine di rumour, di finti prototipi e di ’scoop’ sul nuovo cellulare di Apple nei mesi precedenti l’introduzione di iPhone. Tutti ormai davano per imminente l’introduzione di un tale dispositivo; nessuno ha saputo prevederne davvero l’aspetto e l’ingrediente rivoluzionario che portava con sé. Non so se avverrà la stessa cosa con il Tablet, ma certo è che si tratta di un prodotto atteso da anni, e in un certo senso non può permettersi di deludere. È evidente che in qualche manica si nasconde un asso. Che dite?
L’indefinibile indefinito
FT.com / Technology – Apple joins forces with record labels: Sono due giorni che rimugino su questo articolo del Financial Times, che trovo semplicemente irritante, per motivi che non riesco bene a inquadrare. Sarà quell’ineffabile odore di aria fritta, quella maniera un po’ così che hanno quelli che danno non-notizie, quell’indefinibile contributo alla macchina dell’hype, del sensazionalismo, che gira gira e gira a vuoto. Non so. Propongo la traduzione con commento incorporato.
Titolo: Apple si unisce alle case discografiche. Generico, quasi innocuo, così come innocuo pare il primo paragrafo:
Apple sta lavorando con le quattro maggiori case discografiche per stimolare le vendite digitali di album integrando con il download di musica un libretto interattivo, con note di copertina e altre funzioni interattive, in una mossa che, si augura, possa cambiare le tendenze d’acquisto nel suo iTunes Store online.
Va beh, idea carina che non sarebbe male vedere implementata. Personalmente mi manca moltissimo non poter sfogliare il bel libretto di un CD, con informazioni sui musicisti che hanno contribuito a un album, sul produttore (che spesso dà un’impronta distintiva al disco, al suono di un gruppo, agli arrangiamenti), e magari con i testi dei brani. Come ovviamente mi manca il potermi perdere nelle grandi dimensioni di un album in vinile, che si apre e offre illustrazioni e foto di qualità che contribuiscono senza dubbio a creare quel quid, quell’ingrediente visuale e suggestivo che nel migliore dei casi riesce a fondersi con gli stimoli sonori di un disco e ne viene fuori un’immagine memorabile. Penso ai Pink Floyd, ma anche a Yes, ai Tindersticks, a Tom Waits, ai Jethro Tull, o anche a dischi come Physical Graffiti e The Song Remains The Same dei Led Zeppelin.
Ma sto divagando. Giusto quando arriva la bomba al secondo paragrafo:
Queste trattative avvengono mentre Apple è al tempo stesso impegnata nella corsa per offrire un computer portatile, completo e dalle dimensioni di un tablet, in tempo per la stagione natalizia, periodo nel quale l’industria dell’intrattenimento spera abbia luogo una nuova rivoluzione. Il dispositivo potrebbe essere lanciato in concomitanza con i nuovi accordi sui contenuti multimediali, compresi quelli mirati a stimolare le vendite di prodotti musicali della lunghezza di un CD, secondo quanto riportano persone a cui è stato spiegato il progetto.
Bum! Ecco in poche righe la pozione di Panoramix. Mi pare che l’articolo stesse parlando di musica, ma no! Beccatevi la bastonata sul fianco. Il tablet spunta nuovamente, come il babau appena si apre la scatola. Notare come il Financial Times dia per certa la notizia che Apple sta per lanciare un dispositivo tablet. Poi, forse magari perché no, potrebbe persino lanciare questo prodotto di cui non si sa nulla insieme a un nuovo servizio che dovrebbe essere il risultato di fantomatici accordi per stimolare ulteriormente la vendita di musica sull’iTunes Store, che, poverino, ormai langue. E notare come finisce il paragrafo: la notizia sarebbe corroborata da quanto riportano misteriose figure a cui è stato fatto il briefing in tutta segretezza, ma evidentemente hanno cantato, e però rimangono avvolte nell’anonimato. Se da un lato può anche essere uno scenario plausibile (a volte le fonti dietro a una notizia manifestano la volontà di rimanere anonime per non compromettere una situazione delicata dietro le quinte), faccio notare che questa, nel presente articolo, è solo la prima di tante espressioni ricorrenti, che si aggiungono una dopo l’altra a creare un ‘effetto nebulosa’ che ci vogliono gli antinebbia accesi per continuare a leggere.
Le vendite di album come oggetti fisici sono calate drasticamente con l’evolversi del sistema di vendita e acquisto: dagli album su CD nei negozi veri e propri, ai download digitali forniti da negozi online.
Anche se i consumatori continuano a comprare una grande quantità di musica digitale, i loro acquisti favoriscono i brani singoli più che interi album, che frutterebbero margini maggiori.
Quindi, da quel che l’articolo ha detto fin qua, sembrerebbe che l’idea sia di vendere download in formato ‘long playing’ per rifocalizzare l’acquirente sul formato-album più che il formato-canzone singola. Dopo aver sparato la bomba sul tablet, quindi, si torna a parlare di musica.
Apple sta lavorando con EMI, Sony Music, Warner Music e Universal Music Group su un progetto dal nome in codice ‘Cocktail’, secondo quattro persone a conoscenza della situazione.
Anche qui, a corroborare i fatti sarebbe la testimonianza di altre quattro figure misteriose. Forse hanno specificato il numero per far sembrare la cosa un po’ meno vaga. O sono i cavalieri dell’apocalisse? O, meglio, i quattro evangelisti Apple? Chissà. Bisogna avere fede. Progetto ‘Cocktail’ è sicuramente indicativo del tasso alcolico di qualcuno, in ogni caso.
Le case discografiche insieme ad Apple stanno lavorando per stabilire una data di lancio del progetto a settembre, progetto che mira a stimolare l’interesse negli album interi, includendo note di copertina e filmati insieme alla musica.
“Lo scopo è ricreare l’epoca d’oro degli album, quando ci si sedeva con gli amici ad ammirarne le illustrazioni e il lavoro artistico mentre si ascoltava la musica”, ha detto un dirigente a conoscenza dei piani.
E tre: prima si menziona un misterioso gruppo di persone a cui è stato spiegato il progetto, poi ci sono altre quattro figure mistiche a conoscenza della situazione, adesso salta fuori un dirigente (ma chi? Ma ditemi almeno di che azienda, no?). Il numero di persone che ne sanno aumenta a ogni riga, tanto che comincio a sospettare che l’unico a non saperne nulla ormai sono solo io.
Apple vuole rendere più appetibile l’acquisto di prodotti più completi [che non i singoli brani], creando un nuovo tipo di materiale interattivo a costituire gli album, che comprenda foto, testi e note di copertina che permettano agli utenti di fare clic sugli elementi che trovano più interessanti. I consumatori sarebbero in grado di riprodurre i brani direttamente dal libretto interattivo senza dover rientrare in iTunes, hanno detto i dirigenti.
Senza dubbio interessante, ma ancora saltano fuori dei misteriosi dirigenti.
“Non si tratta solo di quattro PDF messi insieme”, ha detto un dirigente, “C’è davvero un’interconnessione nei materiali extra”.
Ecco un altro dirigente!
Le compagnie musicali non hanno rilasciato commenti.
Ma come?! Stando all’articolo, decine e decine di persone sanno un sacco di cose e sembrano smaniose di vuotarlo, il sacco, e sul più bello nessuno commenta?
[...] Il nuovo dispositivo sensibile al tocco a cui sta lavorando Apple avrà uno schermo che potrebbe essere grande fino a 10 pollici. Si collegherà a Internet come iPod touch, probabilmente senza le funzioni di telefono, ma con accesso agli store online di Apple.
Apple azzarda di riuscire là dove altri hanno fallito, Microsoft compresa, che ha costantemente spinto una versione tablet del suo sistema operativo Windows, come progetto favorito del fondatore Bill Gates.
L’industria dell’intrattenimento spera che Apple, che ha già rivoluzionato i mercati dei lettori musicali e dei telefoni, possa fare altrettanto con il nuovo dispositivo.
“Sarà meraviglioso per vedere i film”, ha detto un dirigente del settore dell’intrattenimento.
Gli editori librari sono in trattative con Apple e sono ottimisti sul fatto che i loro servizi vengano offerti con il nuovo computer, che potrebbe rivelarsi un’alternativa al Kindle di Amazon.
Che dire, un finale concitato e ugualmente ricco di bombe. Dopo la musica, questo favoloso dispositivo farà felice l’industria cinematografica e anche quella libraria, in un colpo solo. Non ci credete? Lo ha detto un altro dirigente senza nome, dev’essere vero. E poi: forse non avrà funzioni di telefono? Ma come, e io che credevo fosse così comodo telefonare con un dispositivo dallo schermo ‘grande fino a 10 pollici’! Meno male che almeno si collegherà agli store online di Apple, pensate se Apple avesse fatto la sciocchezza di non permettere al tablet di collegarsi all’iTunes Store.
Questo articolo è un pezzo portentoso, se almeno si potesse fumarlo. C’è tutto: i ‘potrebbe’ e i ‘magari’ mischiati con le pseudo-certezze, l’alone di credibilità dovuto ai riferimenti con ‘persone che sanno e parlano sottovoce’, in una squisita atmosfera settecentesca da intrigo di palazzo, con misteriosi dirigenti e sette di iniziati che nascondono mezzo volto dietro a ventagli preziosamente lavorati. Ci sono i ‘tasti giusti’, ossia l’allusione al mitico tablet ma con toni di urgenza e di imminenza, come se dietro il sipario tutto fosse cosa fatta e stanno solo aspettando di presentarla.
Per carità, magari tutte le fonti citate-non-citate hanno parlato davvero nell’orecchio di qualcuno e vogliono l’anonimato, e tutto quel che si dice nell’articolo è vero e accadrà pure nel giro di pochi mesi. Quello che critico nell’articolo del Financial Times è la maniera di buttar lì la notizia, se di notizia si tratta. A me sembra un po’ una serie di forzature dietro all’idea — questa sì plausibile — che Apple voglia riformare il modo di vendere musica su iTunes Store, offrendo un pacchetto digitale più ricco. Il resto è un mosaico, un patchwork di voci di corridoio messe insieme per creare un rumour più completo e poliedrico. La pozione di Panoramix di cui parlavo prima: mettici l’idea dei contenuti digitali musicali interattivi, mettici un pizzico di tablet, una spruzzata di editoria ed eBook, ed ecco la magia.
Fra l’altro, per chi non lo sapesse, Apple sta lavorando a un tablet dalla metà degli anni Novanta. E come già detto, il problema non è costruirlo. A Cupertino esistono certamente centinaia di prototipi, da abbozzi in plastica, a dispositivi realmente funzionanti. Il problema è come piazzarlo. E dopo l’uscita e il successo di iPhone e iPod touch, il problema del piazzamento è ancora maggiore. Un fratello maggiore di iPod touch deve avere almeno una importante caratteristica / funzionalità intrinseca che lo differenzi da iPod touch, qualcosa che abbia senso (per il consumatore in primis) fare con quel dispositivo e non con un iPod touch. Qualcosa che spinga il consumatore, nella valutazione in fase di acquisto, a sacrificare l’innegabile tascabilità del touch a favore del tablet. L’ipotesi dell’articolo sembra orientarsi verso la nuova offerta multimediale dell’iTunes Store, il progetto ‘Cocktail’ menzionato sopra, e fors’anche l’idea di un nuovo Kindle marchiato Apple. Mi sembra pochino: sono cose che potrebbe fare benissimo un iPod touch / iPhone. Io credo che una funzionalità che possa far risaltare il tablet rispetto alla piattaforma iPod touch / iPhone sia la possibilità di fare serie operazioni di creazione ed editing di documenti, cosa poco fattibile con i piccoli schermi di iPhone e iPod touch. Sarebbe una caratteristica che spingerebbe l’utente in cerca di qualcosa con funzioni di netbook a optare per il tablet di Apple, uno strumento con il design e l’appetibilità della piattaforma Touch, ma più capace ed esteso nelle funzionalità, al punto da diventare il subnotebook del XXI secolo. Con un punto di partenza così, ogni funzionalità aggiunta è grasso che cola.
Chiudo con un frammento di John Gruber sull’argomento:
[...] Ma in realtà Scalisi ha commesso un solo errore. Il suo elenco di problemi di design e di marketing che deve affrontare qualsiasi computer ‘tablet’ è accurato. Il suo errore è quello di assumere che Apple introduca un tablet senza aver prima risolto proprio quei problemi. Come si digita su un tablet? Come lo si trasporta? Come proteggere lo schermo dai graffi? Se ci si deve guardare del video, come deve reggersi il tablet? Se si possiede già un iPhone e un MacBook, a cosa servirebbe un dispositivo del genere?
Non ho idea di quali siano le risposte a queste domande. Ma state certi che se Il Tablet è davvero imminente, Apple ha trovato quelle risposte. Il tablet è come iPhone prima che venisse rivelato. Le congetture e i rumour che Apple avrebbe introdotto un cellulare erano pazzeschi e di ogni tipo, ma nessuno ebbe una vaga idea di quale sarebbe stato veramente il suo aspetto.
Mac tablet: ci risiamo
Ieri noto su MacFixIt un articolo intitolato Apple potrebbe rilasciare un dispositivo tablet già a ottobre e inorridisco. Non certo perché non mi piacerebbe un prodotto del genere, quanto perché so il polverone che questa ennesima ondata di rumour solleverà in forma di interminabili e vuote discussioni su forum, mailing list e compagnia cantante.
Tutta la farina di MacFixIt nell’articolo citato, come indicato in calce, è farina di The Apple Blog, ma leggendo The Apple Blog noto che, appunto, è solo farina. Di torte non ne vedo. Il nocciolo del rumour è che secondo un sito cinese, Info Times — noto per riportare voci di corridoio e ’soffiate’ provenienti dai vari fornitori orientali di Apple — l’azienda di Cupertino dovrebbe incominciare a breve la produzione di un dispositivo con schermo touch da 9,7 pollici:
I fornitori che hanno ricevuto ordini da Apple per i componenti del dispositivo sono i soliti sospettati, fra cui Foxconn, Wintek e Dynapack. È da molto che circolano voci secondo cui Wintek è stata contattata per la fornitura di schermi di circa 9,7 pollici. Pertanto, se non altro, quest’ultimo rumour è coerente con i precedenti. Nell’articolo non si menzionano altri dettagli sul dispositivo, né si sa se avrà un qualche tipo di tastiera, che sistema operativo utilizzerà o quali saranno le specifiche tecniche.
Il link al sito Info Times ve l’ho passato così come lo passa The Apple Blog, ovvero filtrato e tradotto dal traduttore di Google. Io ho rinunciato a capirci qualcosa dopo un paio di paragrafi. Sta di fatto che, anche dando per buona la notizia che Apple avrebbe richiesto la fornitura di schermi da ‘circa 9,7 pollici’ (ma quanti, poi? decine? centinaia? migliaia?), tutto il resto è congettura e fumo negli occhi. Il prezzo che dovrebbe avere questo tablet, 800 dollari, è una congettura. Che sia già sul mercato a ottobre è una congettura. Che sia un dispositivo stile iPhone / iPod touch è una congettura (gli schermi sono touchscreen, vero, ma potrebbe benissimo essere un MacBook mini per quel che ne sappiamo).
Come ho già avuto modo di dire in merito alle voci di un famigerato netbook Apple di qualche tempo fa, il fatto che Apple non abbia ancora introdotto un computer o dispositivo ‘tablet’ (escludo dal discorso iPhone e iPod touch per una questione di dimensioni) non è certo per impedimenti di ordine tecnico tecnologico ingegneristico. Posso affermare con relativa certezza che Apple ha effettuato indagini di design e realizzato prototipi di dispositivi del genere sin dagli anni Ottanta, forse anche da prima di Macintosh stesso. Il problema, per come la vedo io, è commerciale.
Ricordiamoci una cosa: Apple si trova in un momento estremamente positivo, e quindi delicato. Semplicemente, non può permettersi di lanciare un prodotto che finisca per non vendere. Per come viene descritto dai rumour questo fantomatico tablet sarebbe un prodotto totalmente nuovo e mirato a un mercato tutto suo. Ora bisogna chiedersi: c’è davvero tutta questa domanda per un simile dispositivo? Lasciamo perdere gli utenti come noi, esperti, amanti delle cose Apple, tecnofili, geek impenitenti. Siamo molti, ma non abbastanza per giustificare la costruzione e l’introduzione di un prodotto così, che non è facile da posizionare come sembra.
Detto questo, è chiaro che prima o poi Apple finirà per lanciare un dispositivo multi-touch più grande di iPhone/iPod, ma a mio parere, per posizionarlo in maniera vantaggiosa, dovranno cambiare altre cose nel contesto dell’offerta degli altri prodotti Apple. Perché guardando la famiglia di computer e dispositivi Apple di adesso, dove potrebbe stare questo famigerato tablet? Con gli iPhone e gli iPod touch da una parte, che si stanno vendendo bene, e i MacBook e i MacBook Pro dall’altra, che stanno vendendo altrettanto bene, non è che il tablet finirebbe col mettere i bastoni fra le ruote all’una o all’altra parte? E in più, come convincere quegli utenti che già hanno un MacBook da 13 pollici o un iPhone (o tutti e due) ad acquistare questo nuovo gadget? Certo, si può sempre puntare sull’utenza nuova, sugli switcher, eccetera, e quindi considerare il tablet un altro dei tanti specchietti per le allodole. Ma c’è già iPhone, c’è già iPod per questo. Anche il MacBook bianco è appetibile: potente e a basso costo. E poi: facile dire che il nuovo tablet implementerà lo stesso sistema operativo della piattaforma touch, ma il formato è diverso, e non ci si può limitare a realizzare una versione ‘ingrandita’ dell’interfaccia utente di iPhone. Cambiano le gestualità, cambia il modo di impugnare il dispositivo, ci sono molte altre variabili da considerare. Non si può, per esempio, implementare una tastiera virtuale semplicemente prendendo il modello di quella di iPhone e ingrandendo i tasti — potrebbe persino rivelarsi più scomoda da usare malgrado le dimensioni maggiori.
Come accennavo in quel post sulla possibilità di un netbook Apple, se diamo per buona la notizia che Apple produrrà un dispositivo simile, uno dei pochi sistemi che vedo efficace per spingere l’utenza verso di esso è forzandole la mano in qualche modo, ossia ‘guidandola’ nella sua direzione. Supponiamo di togliere il MacBook bianco e mettere il tablet come dispositivo ultraportatile entry-level. Supponiamo che il nuovo tablet sia dannatamente funzionale e usabile (non ne dubito), e che abbia persino una tastiera fisica o che possa utilizzare la piccola tastiera wireless Apple, e che sia dotato di porte sufficienti: ecco che diventa un portatile alquanto interessante, senza rubare vendite al MacBook Pro da 13″ e senza infastidire più di tanto il mercato di iPhone e iPod.
Riassumendo, se Apple produrrà un nuovo tablet, questo dovrà essere un dispositivo a) che venda molto e bene, e b) che al tempo stesso non danneggi le vendite di altri prodotti Apple che si trovano più o meno sullo stesso piano. Ovviamente il discorso cade se il nuovo tablet dovesse contenere tecnologie nuove, funzioni mai viste in altri prodotti Apple, o utilizzi particolari che lo rendano unico nel suo genere. In tal modo uno sarebbe ‘costretto’ a farci un pensierino. Che Apple lo aggiunga all’attuale famiglia di computer portatili senza cambiare lo status quo neanche di una virgola mi sembra piuttosto improbabile. Ma stiamo a vedere, perché ho comunque la sensazione che sarà un gran bell’autunno.
Un Apple netbook — ha senso?
La notizia dell’ultimo rumour riguardante la possibile apparizione di un ‘netbook’ marcato Apple nei prossimi mesi mi era sfuggita, ma l’ho ricuperata leggendola sul blog di Enrico. Sarei curioso di sapere da dove Gene Munster abbia tirato fuori la sua ‘previsione’, secondo cui Apple introdurrà in primavera un mini-portatile con schermo da 11 pollici e prezzo nella fascia degli 800-1000 dollari, una sorta di Air più Air del MacBook Air, insomma.
Rimango cocciutamente resistente a questo tipo di voce di corridoio, che altro non è che una versione rimasticata dell’altro famoso rumour, quello che vorrebbe a ogni Macworld Expo e a ogni evento Apple degli ultimi dieci anni la famigerata presentazione del ‘Mac Tablet’, il Sacro Graal dell’immaginario collettivo degli utenti e simpatizzanti Apple.
Potrei prendere una colossale cantonata — e sarei il primo a essere felice di sbagliarmi, mi fa sempre piacere vedere Apple sfornare novità formidabili esteticamente e tecnologicamente — ma continuo a pensare che un netbook Apple (una sorta di mini-portatile nello stile dell’ormai notissimo Asus Eee PC) non abbia molto senso, almeno per ora. Quel che sta dietro alla mia convinzione sono argomentazioni di buonsenso basate sul ‘Cosa’ e sul ‘Perché’.
Il Cosa
Ecco, cerchiamo di immaginare come potrebbe essere questo fantomatico netbook Apple. Un portatile di dimensioni ridotte? Un mini-MacBook con una tastierina compressa, con uno schermo da una decina di pollici, con un processore sottopotenziato per evitare surriscaldamenti e consumi eccessivi, un aggeggio magari in policarbonato come il MacBook bianco per contenere i costi, leggero e più portatile di un portatile? Osserviamo la famiglia di prodotti portatili che Apple offre oggi:
- MacBook bianco – modello entry-level da 949 Euro
- MacBook in alluminio unibody in due varianti, una da 1.199 l’altra da 1.499 Euro
- MacBook Air – a partire da 1.699 Euro
- MacBook Pro in alluminio unibody – a partire da 1.799 Euro
Aggiungiamoci anche l’iPod touch – a partire da 219 Euro.
Ora, visto che Jobs stesso ha dichiarato che Apple ha degli standard qualitativi tali che non le permettono di costruire un computer da 500 dollari (alla conferenza per discutere i Risultati Finanziari del Quarto Trimestre dell’Anno Fiscale 2008 di Apple, le parole di Jobs furono: Non sappiamo come realizzare un computer da 500 dollari che non sia un ammasso di ferraglia, e il nostro DNA non ci permetterà di produrre un simile coso) mi sembra ragionevole credere che se Apple producesse un netbook, dovrebbe costare almeno 800 dollari, come dice anche Gene Munster. Andiamo quindi a posizionare un mini-portatile da 800 Euro nel già affollato parco laptop Apple e mettiamolo un po’ prima del MacBook bianco. Ditemi voi se avrebbe senso introdurre un netbook che costerebbe 150 Euro meno di un portatile capace e onesto come il MacBook bianco, che ha un buon processore, delle capacità grafiche non eccelse ma rispettabili, che ha una tastiera di dimensioni usabili, che è sufficientemente portatile e che riveste perfettamente il ruolo di ‘macchina da guerra’ da portare on the road. E ha tutte le porte, FireWire compresa. E ha il SuperDrive.
Poi esiste un’altra corrente di pensiero: quelli che opinano che il prossimo, mitico netbook Apple non abbia una tastiera fisica, ma che sia una sorta di grosso iPhone o iPod touch, con la stessa tecnologia e la stessa versione ‘mobile’ di OS X. Che vantaggi avrebbe rispetto a un iPod touch? Lo schermo più grande, una tastiera virtuale più grande e, forse, una memoria flash più capace. Un dispositivo del genere offrirebbe sostanzialmente le stesse cose di un iPhone/iPod touch, solo che lo schermo più grande permetterebbe una maggiore leggibilità dei documenti (gli eBook in special modo) e forse una maggiore comodità di scrittura (tasti virtuali più grandi). Insomma, tutto più comodo e fantastico, no? Beh, no, non è detto.
Passi la maggiore leggibilità data da uno schermo con la densità di quello di iPhone ma grande tre volte tanto, tuttavia bisogna tenere presente che le dimensioni maggiorate potrebbero incidere a sfavore dell’usabilità dell’interfaccia multi-touch. Pensiamo a gestualità come il pizzicare un’immagine o una porzione di testo per ingrandire, ruotare, rimpicciolire: ha senso se la superficie su cui agiamo è sufficientemente ridotta da consentire un gesto comodo con il pollice e l’indice di una mano. All’aumentare delle dimensioni della superficie da toccare, le gestualità diventano più faticose e meno intuitive. Se pensiamo ad altri esempi della vita quotidiana in cui abbiamo a che fare con schermi touch-screen di grosse dimensioni (sportelli bancomat, punti di informazione interattivi), vediamo come l’interazione con l’utente sia limitata alla pressione di tasti e null’altro. Questo perché è faticoso e poco intuitivo offrire un’interfaccia in cui l’utente sia costretto a trascinare puntatori tenendo il dito o le dita sullo schermo. Discorso analogo per la tastiera virtuale: sarebbe più grande di quella di iPhone, e si è portati a credere che questo sia automaticamente più comodo. Il problema è impugnare il dispositivo mentre si scrive. Con iPhone, la tastiera è sì piccola (specie in posizione verticale), ma è possibile impugnare saldamente iPhone con l’altra mano: questo offre un’indubbia stabilità e contribuisce indirettamente alla praticità di scrittura. Un fantomatico netbook fatto come un grosso iPhone, come lo si regge mentre si scrive? Con uno schermo da 9 pollici, mettiamo, diventerebbe scomodo da sostenere con una mano mentre si scrive con l’altra, perché il dispositivo sarebbe troppo grosso e meno maneggevole. Si dovrebbe poterlo appoggiare in grembo, ma sarebbe troppo piccolo. La condizione migliore sarebbe su un piano di appoggio come un tavolo, per scrivere comodamente con due mani, ma la portabilità andrebbe a farsi benedire, per non parlare di quanto sarebbe scomodo non poter inclinare il dispositivo e scrivere tenendolo piatto sulla superficie di appoggio. E questa è solo la punta dell’iceberg delle problematiche legate al ripensamento di un’interfaccia utente che non potrebbe essere identica a quella di iPhone per ragioni squisitamente strutturali.
Riassumendo: se ipotizziamo un netbook Apple come mini-portatile, il problema sarebbe il posizionamento nella linea attuale di prodotti, e avremmo un dispositivo che per questioni di prezzo e funzionalità non farebbe altro che spingere le vendite dei MacBook, perché risulterebbero troppo convenienti e uscirebbero sempre vincenti dal confronto diretto con il netbook. L’utente Mac preferisce spendere un po’ di più per avere di più, fatto confermato dalla recente notizia secondo cui Apple starebbe vendendo più MacBook unibody rispetto ai MacBook bianchi, malgrado gli unibody costino di più.
Se ipotizziamo un netbook Apple come ‘maxi-iPod-touch’, il problema sarebbe di nuovo il posizionamento nella linea di prodotti portatili. Avremmo un dispositivo che per questioni di prezzo e funzionalità non farebbe altro che orientare la gente più verso iPhone e iPod touch — se abbiamo un dispositivo che sostanzialmente fa quello che fa un iPod touch, meglio il touch, che almeno sta nel taschino.
Il Perché
Perché Apple dovrebbe produrre un netbook? Un netbook nasce essenzialmente come computer ultra-portatile ideale per una leggera navigazione Web, per la posta elettronica, la semplice gestione di qualche documento e delle foto, ma proprio le ridotte dimensioni di schermo e tastiera, unite alla ridotta potenza del processore, lo rendono inadatto a compiti più complessi e strutturati (non che non siano fattibili, ma a scapito di comodità, praticità e velocità).
Sempre alla conferenza sui risultati finanziari di Apple nel quarto trimestre, Jobs, interpellato direttamente sul tema netbook, ha detto:
Per quanto riguarda la categoria dei NetBook, si tratta di una categoria nascente. A quanto ci è dato vedere, non ci sembra che se ne stiano vendendo in grandi quantità. Se vogliamo, uno dei nostri partecipanti in quella categoria è iPhone, almeno per quanto riguarda la navigazione Web, la gestione delle email, e tutte le altre cose che un NetBook permette di fare, più l’essere collegati alla rete cellulare ovunque ci si trovi — iPhone è un’ottima soluzione in questo senso, e in più sta nel taschino. Ma aspetteremo di vedere come si evolve questa categoria nascente, e abbiamo alcune idee decisamente interessanti da proporre in caso si evolva sul serio.
Insomma, c’è già iPhone a coprire una buona serie di funzionalità che offre un netbook. Un netbook, che lo si veda come mini-portatile o maxi-iPhone, a me sembra per il momento del tutto superfluo nella gamma di prodotti Apple. In qualsiasi posto vogliamo inserirlo, finirebbe per interferire con gli altri Mac da una parte e con la piattaforma iPhone dall’altra.
Da un punto di vista meramente strategico, inoltre, questo netbook Apple sarebbe piuttosto debole. Un utente Mac che già possiede un MacBook e un iPhone o iPod touch spenderebbe 800 Euro per un dispositivo che, in un modo o nell’altro, non farebbe nulla in più di quanto già non facciano il suo iPhone e il suo MacBook? E questo fantomatico netbook sarebbe efficace nel portare altri utenti PC verso la piattaforma Mac? Non molto, perché a 800 Euro non sarebbe una macchina competitiva nella categoria di mercato in cui si inserirebbe, visto che una delle caratteristiche principali di tale categoria è proprio l’economicità.
Apple avrebbe potuto inserirsi all’epoca del lancio del MacBook Air, invece ha prodotto il MacBook Air, che ha seguito un approccio completamente diverso per raggiungere la portabilità, e lo si è detto più volte. Invece di sacrificare le dimensioni dello schermo e della tastiera, per non parlare della qualità dei materiali, Apple ha scelto un compromesso differente, eliminando connessioni cablate ed eliminando zavorra, creando un computer unico nel suo genere, incentrato sul wireless, di potenza e prestazioni ragguardevoli considerati i limiti (e il MacBook Air rinnovato a ottobre è ancora meglio) e non sacrificando tastiera né schermo. Il risultato è un Mac molto portatile, molto leggero, molto robusto, e di ottima qualità.
Altro fattore da considerare è, se vogliamo, la cultura. Se posso dirlo fuori dai denti, il segmento dei netbook è stato creato dai costruttori di PC che non sapevano più cosa inventarsi per vendere i loro catorci di plastica. Come ha già fatto puntualmente notare John Gruber:
Gli altri produttori di computer lottano ferocemente fra loro puntando tutto sul prezzo perché è l’unico fattore sul quale possano differenziarsi. Pochi di loro si impegnano a creare computer migliori: la maggior parte di essi si limita ad avvolgere le schede madri con i processori Intel in involucri di scarsa qualità e tutt’altro che accattivanti (due fra le eccezioni più eminenti: Sony e Lenovo). Nessuno di essi è in grado di offrire software migliore, perché tutti vengono venduti con la stessa versione di Windows. Tutti sembrano per qualche motivo incapaci di produrre delle campagne pubblicitarie e del marketing ai livelli di Apple. E, fra quelli di loro che ci hanno provato, nessuno è stato in grado di indovinare la formula vincente per una catena di negozi dedicata. Il prezzo è tutto quel che rimane loro.
I netbook non hanno pressoché nulla di innovativo: i produttori di PC hanno puntato sulle dimensioni contenute per vendere prodotti mediocri (nel senso letterale del termine: né tremendamente schifosi, né qualitativamente eccelsi), e hanno avuto un tiepido successo di pubblico. Apple non ha bisogno di scendere a questo livello per vendere più hardware. Come ha detto Jobs, ci sono utenze e mercati ai quali Apple decide di non rivolgersi. E a quanto mi è dato vedere, va bene così. Apple non è nemmeno presente nel mercato delle console di videogiochi, per dire.
Detto questo…
…Si possono fare comunque delle ipotesi educate. Un interessante punto di ingresso di un possibile nuovo dispositivo portatile Apple può essere proprio quello attualmente occupato dal MacBook bianco. Se un domani Apple decidesse di toglierlo di mezzo come prodotto entry-level, ecco che si libererebbe una posizione assolutamente adatta a introdurre un portatile un po’ più economico del MacBook unibody e magari anche più piccolo. Malgrado l’introduzione dei nuovi MacBook in alluminio, il MacBook bianco non è uscito di scena, sebbene sia un prodotto che sembra ormai arrivato alla fine del suo ciclo di produzione. Io ho l’impressione che sia così per ‘tappare un buco’ momentaneo. Nel momento in cui avesse senso sfornare un mini-portatile, si toglie il MacBook bianco e… voilà.
Un’altra interessante possibilità (anche se più remota) sarebbe davvero un dispositivo come l’iPod touch ma più grande e con tecnologia multi-touch. E ci sarebbe anche un sistema per evitare che questo maxi-iPod touch andasse a interferire con iPhone e iPod touch, e cioè che Apple eliminasse iPod touch del tutto inserendo un prodotto multi-touch più grande di un iPhone ma più piccolo di un MacBook, come punto medio fra le due piattaforme. In questo modo chi vuole il touch-screen e la portabilità estrema sceglierebbe iPhone, chi vuole un portatile con grande schermo, tastiera di dimensioni normali, e prestazioni da computer da scrivania si prenderebbe un MacBook; e poi ci sarebbe questo dispositivo medio, ottimo per gli eBook, per il Web e la posta, ottimo per scrivere lettere e fogli di calcolo, per vedere foto, ecc. che sarebbe unico nel suo genere, non interferirebbe né con iPhone, né con i portatili, e avrebbe sicuramente quel misto di innovazione tecnologica e di design tali da permettergli di entrare nel mercato dei netbook e rivoluzionarlo in pieno stile Apple. Ma queste ovviamente sono tutte congetture: lasciamole agli analisti e ai siti di rumour, che sono dei professionisti…
Esempio di non-notizia
Qualche giorno fa, sfogliando i miei feed RSS con il primo caffè del mattino, mi imbatto in questa ‘notizia’ di Macworld UK dal titolo: Rumour: Apple to reveal 3G-enabled Macs at Macworld Expo 2009, ossia: Voce di corridoio: Apple presenterà dei Mac abilitati al collegamento 3G al Macworld Expo 2009.
Ora, già il fatto che il titolo inizi con “Rumour” fa alzare i miei livelli di scetticismo; figuriamoci quel che viene dopo. È ovvio che lo scopo di titoli del genere è invitare il lettore a fare clic e a visitare la pagina web sul sito di Macworld UK. Decido di stare al gioco perché sono curioso di vedere com’è fatto il coniglio che stanno levando dal cappello, per così dire. Faccio clic e quanto segue è la traduzione del testo integrale della ‘notizia’:
Apple potrebbe introdurre una connessione dati 3G ad alta velocità come funzione integrata nei prossimi MacBook, secondo quanto sostiene un resoconto.
Neil Mawston, analista per Strategy Analytics, ritiene che Apple abbia in programma di integrare tali tecnologie in futuro. “Portatili con uno schermo più grande o più piccolo, con connessioni cellulari integrate rappresentano il prossimo passo logico per Apple — e per altre aziende”, ha detto.
Secondo recenti congetture, Apple starebbe preparando un accordo con Carphone Warehouse grazie al quale i clienti potrebbero acquistare i Mac dall’azienda fornitrice di telefoni cellulari — e a questo punto viene spontaneo chiedersi se le due compagnie non stiano già pianificando un accordo che preveda traffico dati e noleggio.
Se da un lato i critici hanno fatto notare il prezzo più alto dei nuovi MacBook (specialmente nel Regno Unito e in tempi di recessione), i prezzi fanno anche aumentare il valore percepito delle macchine.
Mawston nota un certo entusiasmo da parte degli operatori verso accordi che prevedano un simile accesso dati integrato nei computer, e afferma che “molti operatori negli Stati Uniti e nell’Europa Occidentale farebbero carte false per vendere un MacBook ‘cellulare’ alla loro base di utenti iPhone”.
L’analista si aspetta un annuncio di Apple al Macworld Expo dell’anno prossimo.
Non serve un esegeta per mostrare ciò che è ovvio già a una prima lettura. Sono quattro righe messe insieme, e non è nemmeno un “rumour”. Faccio comunque notare alcune cosette:
- Non serve un analista per prevedere che un giorno anche Apple possa integrare il 3G nei propri portatili.
- “Portatili con uno schermo più grande o più piccolo” è una frase da rotolarsi dalle risate. È come dire tutto e niente. È come dire “Nuovi Mac con più porte o meno porte sono il prossimo passo logico per Apple”.
- La congettura si basa su altre “recenti congetture”. Ovvero: non è fuffa, è fuffa al quadrato.
- La frase “Se da un lato i critici hanno fatto notare il prezzo più alto dei nuovi MacBook (specialmente nel Regno Unito e in tempi di recessione), i prezzi fanno anche aumentare il valore percepito delle macchine” è stata evidentemente inserita per allungare un articolo assolutamente privo di sostanza.
- Le ‘previsioni’ dell’analista sono poco chiare. Se quel che vuole dire è “un giorno nel futuro Apple presenterà un MacBook con il 3G integrato”, allora siamo al primo punto: non serve un analista per fare una simile previsione. Se invece vuole dire che già al Macworld Expo di gennaio Apple presenterà nuovi MacBook con 3G integrato, la vedo dura. Come Apple possa fare una cosa del genere, quando ha appena rinnovato gran parte della linea dei portatili, lo sa solo lui nel suo mondo di fantasia.
Ma il bello è che facendo clic sul link che rimanda al ‘resoconto’ menzionato nella prima frase dell’articolo, si va a una pagina di un sito di rumour inglese, ElectricPig, che presenta un articolo ancora più corto, ma decisamente più onesto di quello ‘assemblato’ da Macworld UK. Il testo è il seguente:
Caspita, i nuovi fantastici MacBook in alluminio sono fuori da appena qualche settimana e già quei chiacchieroni di analisti stanno parlando a vanvera della prossima generazione di portatili Apple. Secondo una previsione di Neil Mawston, analista per Stategy Analytics, l’azienda di Cupertino aggiungerà una connessione 3G ad alta velocità nei futuri MacBook, permettendo agli utenti di accedere al Web dovunque si trovino.
“Portatili con uno schermo più grande o più piccolo, con connessioni cellulari integrate rappresentano il prossimo passo logico per Apple — e per altre aziende”, ha detto Mawston, aggiungendo che “molti operatori negli Stati Uniti e nell’Europa Occidentale farebbero carte false per vendere un MacBook ‘cellulare’ alla loro base di utenti iPhone”.
A suo parere Apple farà la sua mossa di ingresso nell’HSDPA al Macworld Expo ai primi di gennaio — ma è davvero possibile che Steve Jobs presenti un MacBook leggermente aggiornato così presto dopo il totale rinnovamento della gamma di notebook Apple? Non ne siamo tanto sicuri, ma dateci una vostra opinione nella sezione commenti.
Il tono e l’impostazione dell’articolo di ElectricPig sono sicuramente più schietti e meno ambigui. È come se dicessero: “C’è un tizio, un analista, che dice che Apple farà questo e quest’altro, ma noi non ne siamo tanto convinti. Voi che dite?”. Anche il titolo dell’articolo è vago e smorzato (come è giusto che sia, visto che si parla di supposizioni): HSDPA MacBook next move for Apple, says analyst, cioè Un MacBook HSDPA sarà la prossima mossa di Apple, dice un analista, che mi sembra più corretto di quello di Macworld UK. Provate a eliminare “Rumour”, e il titolo di Macworld UK diventa: Apple presenterà dei Mac abilitati al collegamento 3G al Macworld Expo 2009. Basta una lettura distratta ed ecco creata la notizia dal niente. E basta un niente per creare stupide aspettative. E quando Apple non annuncerà nessun portatile con 3G a gennaio… oooh delusione! Questo è un piccolo esempio: il Web è pieno di rumour del genere e fatti della medesima sostanza, e vi sono interi siti che ne fanno un’arte. Spesso per disinnescarli è sufficiente prendersi la briga di leggerli con un po’ di attenzione e non limitarsi ai ‘titoloni’.



