Posts Tagged ‘MacBook Air’
[Link] Mele e mandarini
CES: Sony Vaio VGN-P500 vs. MacBook Air — Macworld UK: Stavo facendo passare i feed RSS ieri e mi è saltato all’occhio questo articolo di Macworld UK, che mette a confronto il nuovo netbook prodotto da Sony con il MacBook Air. Interessato dal titolo, ho fatto clic per passare a leggere l’articolo sul browser, e appena ho visto la prima foto del Vaio ho pensato che forse hanno messo ‘MacBook Air’ nel titolo per convincere il lettore di passaggio ad aumentare i clic al sito.
Che cosa ci azzecchi il piccolo Vaio (volevo chiamarlo affettuosamente ‘Vaiolo’, ma sorvoliamo) con il MacBook Air lo sa solo il giornalista autore del pezzo.
La prima cosa che si può notare del VGN-P500 è la forma: è un computer corto ma largo. Lo schermo è a 8 pollici, retroilluminazione a LED, risoluzione 1600×800, ma è così ampio da essere largo quasi il triplo rispetto alla sua altezza.
E sì, poi l’articolo si affretta a dire che il VGN-P500 ha dimensioni estremamente più contenute rispetto all’Air (243 x 120 x 20mm e 635 grammi di peso contro i 325 x 227 x 4-19mm e i 1,36 kg del MacBook Air) e che vince in quanto a portatilità. Ma il MacBook Air non è un netbook, è “il computer portatile più sottile”, traducendo la definizione data da Apple stessa.
Il Sony è forse il primo della sua categoria ad avere una tastiera di dimensioni normali e non ridotte, questo a causa del suo formato ultra-wide. Però — e qui arriva la chicca — il form factor particolare non lascia spazio per un trackpad, piccolo o grande, e allora hanno pensato bene di riesumare il control stick, ovvero quella specie di pistolino inserito fra i tasti che già faceva sfoggio di sé sugli IBM Thinkpad degli anni Novanta. Questa è innovazione, mica l’unibody di Apple. L’autore dell’articolo ammette che:
Sono passati diversi anni da quando abbiamo incontrato un portatile con questo dispositivo di puntamento, e una prova rapida del sistema ci ha ricordato perché venne rapidamente abbandonato: controllare il puntatore è pressoché impossibile sul VGN-P500.
Due funzionalità senza dubbio interessanti sono la presenza del GPS e la funzione di cancellazione del rumore incorporata che lavora unitamente agli auricolari forniti con il computer.
Il confronto improprio continua con la durata della batteria, che viene data sulle quattro-cinque ore, “il che lo rende paragonabile al MacBook Air”. Con il modello di punta del piccolo Vaio viene però fornita una batteria che dovrebbe durare fino a otto ore, ma essendo più voluminosa rende anche il piccolo Vaio un po’ più grassoccio. Se proprio vogliamo fare il confronto con il MacBook Air, è il portatile di Apple che vince in autonomia, perché… beh, perché è un portatile a piene dimensioni.
Anche i prezzi sono a favore del piccolo Vaio. E vorrei vedere. 900 dollari per la versione con disco rigido da 60 GB e con installato Windows Vista Basic; 1.199 dollari per la versione con memoria a stato solido da 64 GB, e 1.399 dollari per la versione con memoria a stato solido da 128 GB (entrambe con Windows Vista Home Premium). Tutti questi modelli — sostiene l’articolo — sono più a buon mercato dei 1.799 o 2.499 dollari di un MacBook Air. Ognuno ha gusti ed esigenze propri, ci mancherebbe, ma mi piacerebbe sapere quanti spenderebbero 1.399 dollari per un affare del genere.
Divertente la chiusura dell’articolo:
Il rappresentante di Sony con cui abbiamo parlato era assolutamente convinto che [il VGN-P500] non era come tutti gli altri netbook. “Non chiamatelo netbook”, ci ha detto, “questo computer è in grado di fare molto, molto di più”.
Sono proprio curioso di vedere cosa. Anzi no. Resta il fatto che il confronto con il MacBook Air mi sembra improprio. È evidente che per dare priorità alla portabilità è necessario fare dei compromessi, anche consistenti. Ognuno — sia i costruttori di questi mini-portatili, sia gli acquirenti — decide che cosa sacrificare in nome di essa. Personalmente preferisco i compromessi di Apple e avere un computer con schermo, tastiera e trackpad completi, piuttosto che il piccolo Vaio con il suo pistolino antidiluviano. Perché preferisco avere quelle comodità che ho quando sono alla mia postazione da scrivania, e non voglio sacrificarle né sforzare la vista quando sono fuori. Altri decideranno per sé. Però uno dei punti di forza di molti altri netbook, che li rendono dispositivi appetibili malgrado i compromessi, è il prezzo, che nel caso del nuovo Sony è alto. Certo, se forziamo il paragone con il MacBook Air, forse il Sony si accaparra qualche utente indeciso; ma se il fattore determinante dell’indecisione è il prezzo, allora la concorrenza, in quel tipo di formato, offre soluzioni più abbordabili.
Ansia da subnotebook
Sono iscritto a varie mailing list, italiane e internazionali, e in questi giorni ho cercato di rimettermi in pari con tutti i messaggi non letti accumulatisi durante la mia permanenza in ospedale. Un’impresa epica: in Mail avevo 939 messaggi non letti, in Mailsmith 2.674. Chiaramente in questi casi la strategia migliore per me è visualizzare i messaggi per thread e falciare come già letti i thread che non mi interessano. Di certo non mi sarei messo a leggere uno per uno 3.613 messaggi!
Una curiosa tendenza che ho notato in almeno cinque mailing list differenti sono discussioni riguardanti i subnotebook. D’improvviso pare che la via da seguire sia quella dell’Asus EEE PC e che i portatili Apple di normali dimensioni (incluso il “peso piuma” MacBook Air) siano diventati orribilmente ingombranti.
Ebbene, io non capisco. Ho compulsato il sito di Asus, letto le specifiche di quel mini coso, qualche tempo fa ne ho pure visto uno dal vivo, e non capisco onestamente tutto questo interesse. Ribadisco quel che ho scritto in un vecchio post: non vedo come si possa lavorare fuori sede con appresso un portatile che ha uno schermo da 8,9 pollici, 12 GB (4 incorporati + 8 di memoria flash) o 20 GB (4 incorporati + 16 di memoria flash) di capacità di immagazzinamento, un processore non molto brillante, una durata effettiva della batteria non troppo soddisfacente (quando lo si usa esclusivamente per riprodurre video, per esempio, può durare un’ora e mezza circa, almeno secondo questa fonte). Sì, la risoluzione dello schermo è alta rispetto alle dimensioni fisiche, 1024 x 600, ma personalmente — forse perché sono miope e astigmatico — uno schermo così rimane piuttosto inusabile.
L’EEE PC (mi riferisco al modello 900) ha le seguenti dimensioni: larghezza 22,5 cm, profondità 17 cm, spessore dai 2 ai 3,38 cm (suppongo ci si riferisca al portatile aperto e chiuso). Un MacBook è largo 32,5, profondo 22,7 e alto 2,75 cm. L’EEE PC 900 pesa 1 kg, il Macbook 2,27 kg. Visivamente, se consideriamo l’ingombro di un MacBook e di un EEE PC non c’è partita (nella figura la vista è dall’alto):

Ma, come si è discusso ad nauseam quando fu presentato il MacBook Air, non sono tanto le specifiche su carta a rendere vincente questo o quel computer; è soprattutto l’utilizzo. L’Asus EEE PC è piccolo e leggero, però a sentire molti sembra che questo basti e avanzi. Io la penso diversamente, e mi piacerebbe davvero sentire l’opinione di chi ne ha uno da un po’ di tempo e si trova soddisfatto: a queste persone sono proprio intenzionato a chiedere che tipo di utilizzo ne fanno, ossia se ci lavorano veramente o se lo usano per navigare il Web, scaricare la posta e vedere quattro foto. Su MacBook Air, per esempio, ho letto diverse testimonianze di persone che si sono tranquillamente ritrovate a utilizzarlo come macchina principale (in questo articolo, Dan Frakes di Macworld fa l’esempio di sua moglie, che potrebbe benissimo servirsi di MacBook Air come unico portatile, considerando le sue reali esigenze), a dispetto di tutto quel che si era discusso inizialmente. Ciò è indicativo del fatto che i compromessi seguiti da Apple non sono stati così castranti come si credeva al principio (dico in generale, perché io, quei compromessi, li ho sempre trovati più che accettabili). Eppure ci sono persone che, visto l’EEE PC, vanno in brodo di giuggiole e arrivano persino a sostenere che Apple dovrebbe seguire l’esempio. Mah. A mio avviso, se un giorno Apple tirerà fuori dal cappello un dispositivo da 8 pollici, sarà qualcosa completamente multi-touch, una sorta di super-iPod o pseudo-Newton, che avrà una sfera di utilizzo ben definita e che sicuramente non pretenderà di fare in 8 pollici quello che dovrebbe fare un computer portatile come si deve.
[Link] MacBook Air: usarlo è meglio che parlarne
Macworld | Editors’ Notes | MacBook Air: The proof’s in the packing: Un ottimo articolo di Dan Frakes, che dopo aver utilizzato un MacBook Air in modo continuativo per alcune settimane, non è più tanto convinto che sia un computer per pochi, né che debba essere relegato per forza al ruolo di seconda macchina. All’annuncio del MacBook Air in gennaio, Frakes aveva scritto che per chi dà valore alla leggerezza ed è disposto a rinunciare ad altre caratteristiche per ottenerla, MacBook Air è una macchina interessante. Dopo una vera prova, tuttavia, Frakes vuole cambiare tale affermazione:
Ho usato il MacBook Air in aereo, in un residence, su tavoli e scrivanie, tenendolo sulle gambe, nei caffè, in terrazza, a casa. Me lo sono portato appresso così com’era, in diverse custodie e borse per portatile, e nel bagaglio a mano. Durante le vacanze è stato il computer di famiglia e lo abbiamo utilizzato per navigare il Web, per inviare email ad amici e familiari rimasti a casa, per gestire le foto della vacanza, per guardare film, per scrivere, e anche per giocare. Tornato a casa, ho cercato di usare l’Air per svariati compiti che normalmente svolgerei sul mio Mac da scrivania. [...]
Dopo questa prova ‘vissuta’, lasciate che corregga quanto ho dichiarato in precedenza: per chi dà valore alla leggerezza ed è disposto a rinunciare ad altre caratteristiche per ottenerla, MacBook Air è una macchina irresistibile. Inoltre credo di aver sottovalutato l’attrattiva di MacBook Air come Mac principale.
È interessante il punto di vista di Frakes sulla solita diatriba delle feature:
Un commento apparso di recente nei forum di Macworld rappresenta piuttosto bene le sensazioni che molte persone hanno nei confronti di MacBook Air:
MacBook Air non è pratico per l’utente Mac medio. Costa più di un MacBook, ma è meno potente e ha meno feature.
Avendo usato un Air per un po’ di tempo, ho da fare un paio di obiezioni a questo punto di vista. Anzitutto, mostra una visione alquanto limitata di ciò che è o non è una feature. In secondo luogo sopravvaluta le reali esigenze di un ‘utente Mac medio’.
Per il discorso feature: se ci mettiamo a tracciare una tabella di comparazione di funzionalità tradizionali (porte a disposizione, velocità del processore, e così via), il MacBook e il MacBook Pro sono ampiamente superiori al MacBook Air, come lo sono molti altri portatili non Apple. Tuttavia, avendo posseduto un PowerBook Duo, un PowerBook 2400, e anche un eMate, insisto nell’affermare che anche le dimensioni e il peso dell’Air sono feature. E per molte persone le dimensioni e il peso sono caratteristiche, funzionalità più importanti di altre che l’Air non ha: a differenza di un drive ottico o di una batteria removibile, le dimensioni di un portatile sono ‘in uso’ costantemente; se vi portate dietro un portatile con grande frequenza, un computer più leggero può rivelarsi molto più prezioso di un’unità ottica.
Analogamente, non dimentichiamoci che lo schermo, la tastiera e il trackpad sono elementi che si utilizzano continuamente in un portatile, e per quanto riguarda questi tre elementi il MacBook Air è superiore al MacBook e paragonabile al MacBook Pro.
Dan Frakes non si considera di certo un ‘utente Mac medio’, però porta l’esempio di sua moglie:
A livello di prestazioni del processore, le operazioni più impegnative che lei chiede a un computer riguardano la gestione delle foto. Le volte in cui ha dovuto collegare un cavo Firewire al MacBook da quando lo possiede sono una frazione rispetto alle volte in cui, nell’arco di una settimana, ha dovuto prendere e portarsi dietro il suo MacBook. Secondo voi quale delle due feature sarà più importante per lei: il peso o le porte? E nella mia esperienza con altri utenti Mac, ritengo che vi siano molte altre persone come lei.
Forse non sono considerazioni tremendamente originali, ma mi fa piacere segnalare questa seconda recensione di Dan Frakes per la sua onestà nell’affermare che si è dovuto ricredere e ha dovuto riconsiderare certi pregiudizi iniziali. In altre parole, la morale è che spesso ci si riempie la bocca chiacchierando su un prodotto senza nemmeno averlo provato. I lettori meno giovani si ricorderanno dello slogan di quel mobiliere: “Provare per credere”. Va benissimo anche per Apple.
[Link] ThinkPad X300: il concorrente di MacBook Air
Lenovo ThinkPad X300 Laptop reviews – CNET Reviews: Come fa notare John Gruber, lo X300 è una macchina dalle caratteristiche interessanti. Ai benchmark finali, in cui vengono messi a confronto il Lenovo ThinkPad X300, MacBook Air, Toshiba Portege R500-S5003 e HP Compaq 2710p, è pero MacBook Air a battere tutti. Lo sottolineo per coloro a cui piace questo tipo di competizioni. Persino la batteria di MacBook Air, di cui altri hanno lamentato le prestazioni non eccelse, è durata 20 minuti in più di quella del Lenovo.
Il prezzo di entrata del Lenovo è 2.476 dollari, di molto superiore al MacBook Air in configurazione base, ma occorre tener presente che il Lenovo monta un disco a stato solido da 64 GB di serie, quindi, se confrontato con il MacBook Air con lo stesso tipo di disco e con il processore a 1,8 GHz, il prezzo del Lenovo è inferiore. L’Intel Core 2 Duo del Lenovo, però, viaggia a 1,2 GHz. Il Lenovo ha sicuramente più opzioni in quanto a connettività rispetto al MacBook Air: 3 porte USB, porta Ethernet, masterizzatore DVD interno, connessione wireless WWAN e GPS.
Quanto al design, nella moltitudine di modelli di PC portatili ho visto cose di gran lunga peggiori. Il Lenovo non è inelegante, né appare sgraziato come tanti altri PC, anche se non comprendo perché complicare inutilmente il sistema di input del trackpad (in questa foto di un’altra recensione si può notare la coesistenza del vecchio sistema IBM con l’odioso mini-joystick fra i tasti, e il gruppo costituito da trackpad e due pulsanti). Le linee sono pulite e sobrie, talmente sobrie da farlo passare inosservato. Io sono ancora ipnotizzato da MacBook Air e dall’effetto che fa vedendolo dal vivo, quindi ammetto apertamente la mia personale non-obiettività. Se avessi denaro da spendere, non avrei dubbi su quale dei due computer comprerei. Va comunque detto che anche le linee di MacBook Air sono pulite e sobrie, eppure passa tutt’altro che inosservato.
L’effetto presenza
Finalmente venerdì scorso ho potuto vedere dal vivo il MacBook Air, visto che è arrivato alla FNAC di Valencia e anche in altri negozi Apple della zona. Sarò breve: come per l’iPhone (e, per quanto mi riguarda, come il PowerMac G4 Cube ai suoi tempi), il poter vedere e toccare MacBook Air ha tutto un altro effetto che non il guardare qualche fotografia del prodotto, per bella che sia. Come peraltro prevedevo, chi ha sprecato un oceano di parole discettando di specifiche tecniche e condannando MacBook Air in absentia, dovrebbe tornare sui suoi passi e toccare con mano. Certo, continuerà a essere un Mac non per tutti, ma sono convinto che in parecchi si ricrederanno.
MacBook Air, visto di persona, ha un potere d’attrazione quasi intossicante. Non solo si conferma la leggerezza, sia semplicemente vedendolo sia maneggiandolo, ma fa apparire gli altri MacBook a suo fianco ancora più pesanti e ingombranti di quanto in realtà siano. La sottigliezza dell’Air, lì aperto davanti ai tuoi occhi, è così estrema che per un momento hai l’impressione che non possa essere un vero e proprio computer, ma un dummy, la scocca di un prototipo di un Mac che verrà. Poi lo tocchi, lo soppesi, ne apprezzi la robustezza e ti accorgi di quanto l’occhio ti ingannava facendotelo credere un po’ più fragile. Lo schermo è chiaro, luminoso, nitido. Io che odio cordialmente gli schermi glossy sono rimasto sorpreso, molto positivamente sorpreso. Insomma, viene voglia di acquistarlo a prescindere da mancanze e limitazioni reali o teoriche.
Uscendo dal negozio non ho potuto fare a meno di pensare “Diavolo d’un Jobs”…
[Link] Il MacBook Air e l’effetto valanga
The snowball effect (forum post): Sono arrivato a questo link seguendo il solito Gruber, e ho trovato piuttosto interessante l’osservazione di Brockerhoff sul design interno del MacBook Air. A tutti quelli che obiettano “Ma non potevano metterci una porta Ethernet? Ma non potevano fare la batteria sostituibile? Ma non potevano infilarci un drive ottico?” eccetera eccetera, sentite che cos’ha da dire il buon Brockerhoff:
[...] Inserire un connettore FireWire significa riservare risorse per un consumo di energia aggiuntivo dell’ordine di 7 Watt, ossia 1 Ampère di corrente extra alla batteria da 7,2 V. Inoltre comporta ulteriore alimentazione per collegarlo ai 9-12 V richiesti a livello del connettore, tracce aggiuntive sul circuito stampato, e così via. La batteria ha una capacità di 37 Watt-ore, il che equivale a un consumo medio orario (considerando l’autonomia dichiarata di 5 ore) di poco superiore ai 7 Watt; tale consumo raddoppierebbe se fosse collegato un disco esterno FireWire, e quindi l’autonomia della batteria sarebbe la metà, riducendosi a 2,5 ore. In più, aggiungendo una presa FireWire bisognerebbe allargare lo sportellino laterale a comparsa ed eliminare circa 2 centimetri di batteria su quel lato… Un’ulteriore riduzione della capacità. Di conseguenza l’alimentatore da 45 Watt del MacBook Air andrebbe potenziato, così come la circuiteria interna di ricarica… Ciò comporta una maggiore dissipazione del calore. Probabilmente si sarebbe reso necessario fabbricare una batteria più spessa di 5 mm o forse più.
Osserviamo ora il classico connettore Ethernet; è più alto dello sportello del MacBook Air; aggiungerlo significa aumentare lo spessore del computer e, come nel caso della presa FireWire, sacrificare parte della superficie della batteria.
Stesso discorso per il lettore DVD interno. Se non funzionasse anche come masterizzatore [gli ingegneri giapponesi] si sarebbero lamentati — ma immaginiamone i consumi (oppure si legga la recensione al Lenovo x300; gli ingegneri di Lenovo sono altrettanto brillanti, ma le loro decisioni si sono basate su altri compromessi. Ho maneggiato altri subnotebook prodotti da Toshiba, per esempio, e devo dire che non sono stato granché colpito dalle finiture e dal feeling in generale.
Infine, pensiamo all’Air con una batteria rimovibile. Questo comporta l’aggiunta di altri connettori, un’apertura nel case con conseguente aggiunta di una parete interna (che risulterebbe in un aumento generale dello spessore dell’Air di almeno 4 mm) oppure di agganci robusti (considerando che la batteria occupa i 2/3 del computer e ne rappresenta all’incirca i 2/3 del peso). Pensiamo alla perdita di rigidità che una tale modifica provocherebbe, e l’aumento di dimensioni e peso “sprecati” per controbilanciarla.
Insomma, la mia tesi è questa: qualsiasi cambiamento nel design di MacBook Air genera immediatamente un “effetto valanga” provocando una serie di conseguenze che avrebbero come risultato una macchina più grossa, più pesante, che scalda di più e (probabilmente) meno robusta al tatto. Jobs ha evidentemente pensato valesse la pena concentrarsi su questi aspetti. [...]
[Link] L’attrattiva di MacBook Air
Daring Fireball: The Appeal of the MacBook Air: Come sempre John Gruber non delude. Da quando è stato presentato il MacBook Air un mese fa, in Internet ho letto una tale quantità di sciocchezze che disperavo in un’analisi lucida e ficcante:
La chiave per comprendere l’attrattiva dell’Air è smettere di pensare alle specifiche tecniche come fattori primari. Ecco un’analogia: MacBook Air è come un coupé sportivo decappottabile. Non si acquista per ragioni pratiche, ma perché è piacevole possedere qualcosa di bello, brillante e divertente da usare.
[...]
La cosa più intelligente che ho letto a proposito di MacBook Air è questo articolo di David Galbraith, il quale mette in evidenza che la CPU dell’Air è parecchie centinaia di volte più potente del primo Intel Pentium, e ci sono moltissime persone che continuano a utilizzare computer per fare lo stesso genere di cose [che si facevano ai tempi dei Pentium]. Galbraith conclude:
L’accoglienza iniziale del MacBook Air dimostra come l’attuale processo di progettazione, marketing e vendita dei computer non ha nulla a che vedere con veri e propri requisiti di specifiche tecniche, ma ha tutto a che vedere con la lussuria da specifiche tecniche.
Quel che mi ha colpito dei benchmark del MacBook Air non è stato quanto peggio si comportava rispetto al MacBook classico o al MacBook Pro, ma quanto migliore fosse rispetto al portatile di riferimento, un PowerBook G4 da 15 pollici a 1,67 GHz, ossia il portatile Mac più veloce che si potesse acquistare un paio di anni fa, e il medesimo computer che io tuttora utilizzo ogni giorno. Che l’Air non sia veloce come un normale MacBook non ha importanza, perché l’Air — per la maggior parte delle persone e dei compiti da svolgere — è chiaramente veloce quanto basta.
Recensione sulla recensione
Jason Snell di Macworld USA ha pubblicato un’ottima recensione di MacBook Air: è lunga e in inglese, ma vale davvero la pena leggerla. Anche molti dei numerosi commenti tirano fuori spunti interessanti, e fa piacere vedere un po’ di dibattito, pacato e civile una volta tanto.
Inoltre è apprezzabile il fatto che Snell abbia cercato di scrivere un pezzo il più obiettivo possibile, analizzando i punti di forza e i punti deboli di MacBook Air sotto diverse prospettive, evitando così di inquinare la recensione con atteggiamenti troppo pregiudiziali.
Per quanto mi riguarda, ho solo qualche osservazione da fare in merito a quelli che Jason Snell ha evidenziato come lati negativi del MacBook Air e che hanno pesato nell’assegnazione dei “3,5 topi su 5″ del giudizio riassuntivo.
1. Il processore lento. Un Intel Core 2 Duo a 1,6 GHz non sarà un fulmine, ma è davvero un dato che occorre contestualizzare, e a più livelli. Elementi da considerare sono l’utilizzo della macchina e la conseguente “percezione di velocità”. È lapalissiano che se sottopongo MacBook Air a una serie di compiti per i quali potenza del processore e velocità del disco rigido sono fattori imprescindibili, mi ritroverò con un portatile dalle prestazioni insoddisfacenti (durata della batteria compresa). Ho i miei dubbi, però, che l’acquirente medio di MacBook Air abbia tali specifiche necessità: per questo ci sono gli altri MacBook. Si dice che MacBook Air non è stato pensato per fungere da Mac principale, e sono d’accordo. Qui, a mio parere, va innestata un’altra osservazione in merito alla supposta lentezza del processore dell’Air. Immaginiamo chi compra MacBook Air per utilizzarlo come “secondo pilota”, magari come Mac da viaggio, affiancandolo al Mac principale. Molti sembrano dare per scontato che il fantomatico Mac principale debba essere per forza più potente del MacBook Air, ma non è sempre così. Il Mac principale può essere semplicemente una macchina desktop di qualche anno fa (un iMac G4 o G5, un Mac mini G4 o Core Solo, per fare alcuni esempi), un portatile con processore PowerPC G4 usato come Mac da scrivania, e via dicendo. Insomma, il Mac principale può esserlo anche e soprattutto per ragioni di maggiore connettività ed espandibilità rispetto al MacBook Air, non necessariamente per la velocità assoluta. In questi casi, l’Air può rivelarsi una seconda macchina più che dignitosa.
2. Disco rigido lento e poco capace. Non per fare il bastian contrario a tutti i costi, ma 80 GB (ok, facciamo 76 effettivi) non mi sembrano tanto inadeguati. Quel che può essere un inconveniente, e qui concordo appieno con Snell, è l’impossibilità di metterci un disco rigido più capace. Ma 80 giga non sono male: è questione di saper amministrare lo spazio. A riempire i dischi rigidi, oggi, non sono tanto i sistemi operativi o le applicazioni, ma la gran quantità di dati personali, multimediali in primis (foto, video, musica). Ho appena installato Mac OS X Tiger su un altro Mac: eliminando oculatamente software di sistema inutile, come driver di stampanti che non uso e mai userò, supporto per lingue asiatiche e altre lingue a me sconosciute, e altre piccolezze, lo spazio occupato da Mac OS X al termine dell’installazione era di poco superiore ai 2 GB. Sul mio PowerBook G4, il sistema operativo, la vasta libreria utente, e le cartelle con le applicazioni arrivano a occupare circa 20-22 GB. Il resto sono dati personali, documenti, file di lavoro. Il mio PowerBook ha un disco da 40 GB, e attualmente ne ha 9 liberi. La musica, i video, le foto sono tutto materiale conservato su unità esterne. Non vedo la ragione di portarsi sempre dietro tutto. Io uso vari portatili, e tutti contengono una cartella con i “Lavori in corso”, dalle dimensioni piuttosto modeste. Se conservassi tutto l’archivio degli ultimi 10-12 anni starei fresco. Idem per le foto: ho una cartella di 1 GB abbondante con gli scatti più recenti. Insomma, una sana amministrazione dei propri dati multimediali può dare ottimi risultati e far sprecare meno gigabyte.
3. Opzioni di configurazione limitate. Nulla da aggiungere in proposito. È un dato di fatto.
4. Batteria non intercambiabile. A-ha! Questo, insieme all’assenza di una porta Ethernet integrata, pare essere uno dei punti più criticati di MacBook Air che, come gli iPod e l’iPhone, ha una batteria incorporata che l’utente non può sostituire o scambiare con un’altra a piacimento. Sarà un mio limite, ma non riesco a farne un gran problema. Sono davvero così tanti i nomadi digitali che se ne vanno in giro con una scorta di batterie nello zaino in caso rimangano a secco? È così improbabile oggi trovare una presa di corrente prima che finisca la carica della batteria? (5 ore di autonomia dichiarate per quella del MacBook Air, ma facciamo 3 ore e mezza effettive usandolo in modo continuato). Non sto minimizzando la questione; certamente vi sono situazioni in cui fa comodo avere una batteria di scorta. Ho l’impressione, tuttavia, che il tipo di utenti che davvero si portano un paio di batterie in più in viaggio sono guarda caso quelli a cui un MacBook Air, così com’è, non interessa né forse interesserà mai — perché per il proprio lavoro necessitano di un MacBook Pro con processore veloce, disco rigido veloce e capiente, grande versatilità per quanto concerne le connessioni, presenza di unità ottica… in una parola, di tutte quelle funzioni e caratteristiche che MacBook Air al momento non offre.
A ogni modo, come nota conclusiva aggiungo una mia sensazione: in queste due settimane da quando è stato presentato al Macworld Expo si è parlato e straparlato di MacBook Air ma finora pochissimi lo hanno toccato con mano. Quando sarà possibile vederlo dal vivo nei negozi Apple e nei vari mediastore, l’effetto spingerà molte persone a effettuare l’acquisto impulsivo, mandando a quel paese specifiche tecniche, limitazioni, batteria non intercambiabile, eccetera eccetera. Forse non ai livelli di quanto accaduto per iPhone, ma certamente più di quel che l’attuale “perplessità astratta” lasci a intendere.
Ancora appunti su MacBook Air
Andavo a 123 all’ora… – Qualche giorno fa i tecnici di Macworld USA hanno effettuato dei test preliminari sulle prestazioni del MacBook Air (in configurazione standard con processore Core 2 Duo a 1,6 GHz e disco rigido da 80 GB), e i risultati sono stati pubblicati in questo articolo. Anche se non si è pratici con l’inglese, è possibile dare un’occhiata alla tabella, che come di consueto riporta i tempi d’esecuzione delle varie prove eseguite con una serie di applicazioni diverse, mettendo a confronto vari Mac. Dai primi risultati pare che il MacBook Air sia il più lento fra tutti i Mac dotati di processore Intel Core 2 Duo; più lento anche del Mac mini con processore a 1,83 GHz. “Il punteggio di Speedmark, 123, è il più basso fra tutti quelli fatti registrare da portatili Mac basati su processori Intel”, scrive Jason Snell, “ma batte decisamente il nostro portatile PowerPC di riferimento, il PowerBook G4 da 15 pollici a 1,67 GHz”. E ci mancherebbe. Onestamente, comunque, i risultati “deludenti” non mi stupiscono: considerando la mera velocità di clock, MacBook Air è il portatile con il processore più lento di tutta la famiglia, sia dei MacBook che dei Mac da scrivania. Che le prestazioni siano modeste è prevedibile. Snell, del resto, concorda:
Anche se nessuno dei risultati dei nostri test è stato particolarmente al di sotto delle aspettative, viste le specifiche piuttosto modeste di MacBook Air, occorre andare cauti con questi valori preliminari. Collaudare una novità hardware Apple è sempre complesso e spesso vengono introdotte delle variabili nelle nostre procedure di prova che ci obbligano a pianificare con molta attenzione il metodo migliore per testare un sistema. Nel caso di MacBook Air abbiamo scoperto che una delle nostre presupposizioni di base (una serie di test che riguardano l’avvio e il caricamento di dati attraverso una rete Ethernet) potrebbe essere problematica con questa particolare macchina, che può collegarsi a reti Ethernet solo mediante un adattatore USB [che non supporta la Ethernet Gigabit, n.d.RM]. Abbiamo provato il sistema con e senza adattatore e continueremo a indagare i possibili effetti che le specifiche caratteristiche di rete di MacBook Air possano avere sui nostri test.
Tutto questo per dire, sostanzialmente, che i test di Macworld non devono essere presi per assoluti. Va sottolineato, a mio avviso, perché sin da quando è stato presentato al Macworld Expo di San Francisco, MacBook Air è stato sottoposto a critiche completamente astratte. Non ha molto senso scartare questo nuovo portatile soltanto leggendo dei numeri sulla carta (che sia carta vera e propria o un sito Internet) e sono molto curioso di leggere impressioni d’uso quotidiane. Lo stesso Jason Snell ne ha uno in prova e lo sta preparando per farne la sua macchina principale. Staremo a vedere.
Un ultima nota sui test effettuati da Macworld: come si può vedere nella tabella, le prove hanno riguardato applicazioni come Adobe Photoshop CS3, Cinema 4D XL, Compressor 3, iMovie HD, iTunes 7.5, Unreal Tournament 2004 (un gioco sparatutto, per chi ancora non lo sapesse), il Finder e HandBrake. È chiaramente con programmi professionali come Photoshop, Cinema 4D e Compressor che si verificano le prestazioni pure di una macchina, ma probabilmente ci sarà una larga fetta di utenza che nemmeno le utilizza o, nel caso di Photoshop, che ne fa magari un uso non così intensivo da accorgersi che MacBook Air è di 24 secondi più lento rispetto a un MacBook Pro Core 2 Duo a 2,2 GHz. Ribadisco, è ovvio che il processore di MacBook Air sia meno performante: ha una velocità di clock più lenta degli altri Mac, e il processore stesso è fisicamente più piccolo degli altri per potersi adattare allo spazio ristretto di MacBook Air. Immagino che scaldi meno per risparmiare energia e batteria e che possa persino essere meno vispo di uno stesso Intel Core 2 Duo a 1,6 GHz di dimensioni “normali”.
Tentativi di espansione – Nei post precedenti ho tirato in ballo la possibilità di sfruttare le porte posteriori dei Cinema Display come estensione alle limitate capacità di espansione di MacBook Air. Mi è stato fatto notare che non basta collegare un Mac a un Cinema Display solo mediante la connessione video, ma per poter utilizzare le porte USB e Firewire dei monitor Apple occorre collegare anche una porta USB e una porta Firewire del Mac. MacBook Air non ha porta Firewire. Immagino però che collegando l’unica uscita USB si possa perlomeno sfruttare lo hub USB del Cinema Display e guadagnare una porta USB. Chi ha un Cinema Display può confermare se, connettendo solo il cavo USB al Mac le porte USB del monitor funzionano? O è comunque necessario effettuare il collegamento completo, anche del cavo Firewire? Ovviamente il manuale del Cinema Display non tratta questo caso particolare. MacBook Air è l’unico Mac a non avere porta Firewire dai tempi del primo iBook G3 conchiglione.
Riproduzione di contenuti multimediali – Ecco, questa non l’ho capita. Pare che MacBook Air possa servirsi di un’unità ottica remota per installare software e persino per fare il boot da un DVD di installazione Mac OS X ma non posssa riprodurre CD audio o film in DVD. Prima che comparissero MacBook Air e la funzione Remote Disc era già possibile per un Mac accedere ai contenuti di un supporto ottico inserito in un lettore di un altro Mac. Bastava avviare la condivisione documenti sul Mac 1 con CD/DVD già inserito, e collegarsi al Mac 1 dal Mac 2. Nella lista dei volumi offerta a Mac 2 compariva anche il CD/DVD e, nel caso di un film in DVD, era possibile riprodurlo da DVD Player sul Mac 2. Ho fatto personalmente la prova usando due miei PowerBook G4 e funziona. Devo quindi dedurre che non sia possibile utilizzare questo espediente con il nuovo MacBook Air? In caso affermativo, sarei curioso di vedere come Apple ha bloccato questa funzionalità.
All’Air quel che è dell’Air
Fra gli accessori del MacBook Air il più attraente è senza dubbio il SuperDrive esterno. Sottile, altrettanto portatile, si collega direttamente alla porta USB del MacBook Air e non necessita di alimentazione. Verrebbe voglia di acquistarlo anche se non si possiede un Air. Mettiamo di avere un PowerBook o un MacBook con solo un’unità combo… Sarebbe comodo, e non costa nemmeno un’esagerazione. Beh, scordatevelo.
Pare che la descrizione del SuperDrive per MacBook Air vada presa alla lettera dove dice l’unità esterna USB [...] è stata creata specificamente per MacBook Air. Secondo questo articolo, il SuperDrive dell’Air dovrebbe venire riconosciuto soltanto dall’Air e non da altri computer a causa delle specifiche particolari sia dell’Air che dell’unità ottica. Il succo dell’articolo, tradotto, è il seguente:
Esistono unità ottiche esterne che fanno affidamento solo sulla connessione USB [per l'alimentazione], tuttavia i requisiti energetici del SuperDrive di Apple dovrebbero impedirne l’utilizzo altrove; l’unica porta USB del MacBook Air è stata potenziata oltre le proprie specifiche per fornire sufficiente energia all’unità ottica solo mediante il cavo USB senza dover ricorrere a un altro cavo per l’alimentazione diretta.
Al MacBook Air possono comunque essere collegati altri masterizzatori esterni senza problemi.



