Autoritratto con mele

Il blog di Riccardo Mori

Posts Tagged ‘Font

Me ne vado a San Serriffe

con 3 commenti

Uno fra i miei pesci d’aprile storici preferiti è un finto reportage pubblicato nel 1977 dal quotidiano inglese The Guardian. Il sito Museum of Hoaxes lo mette al quinto posto nella classifica dei 100 migliori pesci d’aprile:

Cartina di San Serriffe (clic per ingrandire)

Cartina di San Serriffe. Dicono che la vista a Thirty Point sia fenomenale.

San Serriffe

1977: Il giornale inglese The Guardian pubblicò un supplemento speciale di sette pagine dedicato a San Serriffe, una piccola repubblica composta da una serie di isole a forma di punto e virgola e situata nell’Oceano Indiano. Gli articoli del supplemento descrivevano con amorevole dovizia la geografia e la cultura di questa nazione sconosciuta. Le sue due isole principali si chiamavano Upper Caisse e Lower Caisse. La capitale era la città di Bodoni e il suo leader il Generale Pica. I telefoni del Guardian squillarono tutto il giorno, con innumerevoli chiamate da parte di lettori che volevano avere più informazioni su quell’oasi idillica in cui andare in vacanza. Solo alcuni notarono che tutta la nomenclatura che si riferiva all’isola derivava dalla terminologia della stampa. Si dice che l’enorme successo di questo scherzo diede la spinta definitiva all’entusiasmo per il pesce d’aprile dimostrato dai tabloid inglesi negli anni a venire.

Per maggiori informazioni (in inglese), l’entrata completa della ‘Hoaxipedia’ si trova qui. Bellissime e ingegnose le foto e i riquadri pubblicitari.

Sempre all’interno del sito Museum of Hoaxes un articolo interessante che indaga le possibili origini della tradizione del Pesce d’Aprile (o April Fool per gli anglofoni / Poisson d’Avril per i francofoni).

Altri link (in inglese):

San Serriffe – Wikipedia (Di un certo interesse gli External Link in fondo).
Guida turistica di San Serriffe su WikiTravel.

Written by Riccardo Mori

1 Aprile 2009 alle 11:05 am

Pubblicato in & c., Link, Si parla di...

Taggato con

Velocizzare l’avvio di Word

con 4 commenti

Quelle volte che mi capita di usare Word 2004 per leggere certa documentazione in arrivo (e per quanto mi sforzi di non usare prodotti Microsoft, vi sono file contenenti stili e formattazioni che solo Word sembra in grado di decifrare), l’avvio dell’applicazione è sempre orrendamente lungo. Il principale responsabile di tale ritardo è un processo che Word svolge al lancio: “Ottimizzazione del menu Font”. Più si hanno font installati, più lungo sarà questo processo. Se poi avete abilitato l’opzione “Menu con tipi di carattere e stili WYSIWYG” in Preferenze > Generale, la situazione è ancora peggiore.

Solitamente i rimedi offerti per accorciare questa ottimizzazione e velocizzare l’avvio di Word sono la riduzione dei font attivi sul Mac e la disattivazione dell’opzione suddetta. Oltretutto, Word dovrebbe compiere l’operazione di ottimizzazione dei font solamente quando sono stati aggiunti o eliminati/disattivati dei font sul Mac, ma nel mio caso Word si comporta così sempre, a ogni avvio, e ultimamente non ricordo di aver modificato nulla a livello di caratteri.

In Internet ho trovato una soluzione un po’ drastica ma davvero efficace. Si tratta di andare alla cartella /Applicazioni/Microsoft Office 2004/Office/Support Files/ ed eliminare o spostare il file FontCacheTool (io ho creato una cartella nuova e l’ho spostato). Ora al prossimo avvio Word dovrebbe aprirsi istantaneamente.

Written by Riccardo Mori

9 Settembre 2008 alle 12:29 pm

Pubblicato in Benvenuto in Macintosh, Tips & Tricks

Taggato con ,

E la chiamano “Gestione dei font”

con 2 commenti

Ognuno credo abbia una propria lista dei desideri per un Mac OS X ancora migliore dell’attuale versione. C’è chi sogna una strabiliante interfaccia grafica, c’è chi vorrebbe che le possibilità offerte da Parallels Desktop fossero integrate nel sistema operativo, e così via. Ecco, io per ora gradirei una radicale revisione e semplificazione della cosiddetta gestione dei font.

Ai tempi del Mac OS classico le cose funzionavano, se non meglio, almeno più semplicemente. Esisteva una cartella Font all’interno della Cartella Sistema e tutti i font che l’utente desiderava installare dovevano essere inseriti in tale cartella. I font necessari al sistema se ne stavano all’interno della valigetta System, ed era piuttosto improbabile cancellarli, spostarli e fare grossi pasticci.
In Mac OS X ogni utente possiede almeno tre cartelle Font, ma il sistema operativo può utilizzarne fino a cinque:

  • /Sistema/Libreria/Fonts – Contiene i font essenziali per il corretto funzionamento del sistema: vi sono i caratteri che Mac OS X usa per i menu, per le finestre di dialogo, ecc. Alcuni di questi font sono talmente vitali che la loro cancellazione può impedire al Mac di avviarsi. Per effettuare modifiche in questa cartella occorrono privilegi di amministratore.
  • /Libreria/Fonts – In questa cartella si trovano i font comuni a tutti gli utenti di uno stesso Mac. Anche qui sono necessari privilegi di amministratore per cancellare, spostare, aggiungere font.
  • (nome utente)/Libreria/Fonts – Qui risiedono i font accessibili al singolo utente. Quando si installa Mac OS X, questa cartella è vuota. Qui l’utente può metterci tutti i font che vuole: saranno disponibili e visibili soltanto per il suo account. Il funzionamento è molto simile alla vecchia cartella Font nella Cartella Sistema del Mac OS classico.
  • /Cartella Sistema/Font – In questa cartella vanno inseriti i font utilizzabili dalle applicazioni che girano nell’Ambiente Classic. Sono comunque font accessibili da Mac OS X, pertanto se si intende mettere a disposizione una serie di font sia per Classic che per OS X, questa è la cartella da scegliere.
  • /Network/Libreria/Fonts – Se si è connessi a una rete, il server potrebbe utilizzare una cartella in questa posizione per rendere i font accessibili dai vari computer a esso collegati.

Eventuali sottocartelle di font all’interno di queste 5 cartelle vengono immediatamente riconosciute da Mac OS X.

A complicare le cose c’è una cosa per me piuttosto irritante, che è potenzialmente causa di conflitti e comportamenti erratici delle applicazioni. Mac OS X permette ad applicazioni di terze parti di creare e gestire le proprie cartelle Font. A volte questi font “privati” vengono utilizzati solamente dal programma che li ha installati e appaiono esclusivamente nel menu font di tale programma; altre volte l’applicazione li utilizza per la propria interfaccia (nel testo che compaiono nei tooltip, nei nomi di pannelli, nei titoli di barre strumenti, ecc.). Perché, oltre che irritante, è un comportamento deplorevole? Lascio la parola a Sharon Zardetto Aker. La lettura di alcune parti del suo libro Real World Mac OS X Font ha infatti ispirato questo post. (La traduzione dall’originale inglese è mia).

I motivi sono diversi:

  1. La mancanza di adeguata documentazione disorienta gli utenti di fronte al cambiamento del menu font da un’applicazione all’altra, e il testo formattato copiato in un programma non viene riprodotto correttamente quando lo si incolla in un altro.
  2. Alcuni produttori, Adobe in primis, manifestano il classico approccio “datemi un dito e mi prenderò tutto il braccio” e impiegano più di una cartella Font “privata”.
  3. I font contenuti in sottocartelle all’interno di tali cartelle “private” sono anch’essi utilizzabili dall’applicazione. Ciò non è propriamente una cosa negativa, ma può confondere ancor di più gli utenti meno esperti.
  4. Non è possibile usare l’applicazione Libro Font per aggiungere o cancellare font dalla cartella Font generata da un’applicazione di terze parti.
  5. I font in queste cartelle “private” non appaiono in Libro Font nemmeno quando si sceglie l’opzione Tutti i font; non solo non è possibile vedere un’anteprima dei font, non si potrà nemmeno sapere se vi sono font doppi. Senza contare che è concettualmente discutibile avere un’opzione per mostrare “Tutti i font” che non mostra affatto tutti i font.

La cartella Font di un’applicazione è una sottocartella creata all’interno di una cartella Application Support in Mac OS X (e, se la cosa vi sembra semplice, tenete presente che possono esservi tre cartelle Application Support in posizioni diverse). Il percorso è in genere /Libreria/Application Support/(nome applicazione)/Fonts.

Il metodo di Adobe. Quando si installano prodotti Adobe, essi arrivano con un proprio set di font, che l’Installer sistema in luoghi diversi a seconda di che cosa si installa. La Creative Suite crea una cartella Font in /Libreria/Application Support/Adobe/Fonts, che contiene una sottocartella: ../Adobe/Fonts/Reqrd/Base. “Reqrd” significa required, ossia essenziale. Alcune applicazioni CS nemmeno si avviano se non trovano i font in questa cartella (o se non trovano la cartella intera). Se si installa Acrobat Professional, si avrà un’altra cartella Font di Adobe in /Libreria/Application Support/Adobe/PDFL/7.0/Fonts (se si possiede una versione più datata di Acrobat Professional, quel “7.0″ potrebbe essere “6.0″ o anche “5.0″).

Il metodo di Microsoft. Di primo acchito, Microsoft sembra avere un approccio più ragionevole: sistema un’unica cartella Font in /Applicazioni/Microsoft Office 2004/Office/Fonts, ed è logico ritenere che tutte le applicazioni Office possano condividere tali font. Tuttavia, i file contenuti in tale cartella non vengono utilizzati direttamente, ma solamente tenuti in riserva. Quando si lancia un’applicazione Office per la prima volta, essa copia tali font nella vostra cartella Font in (nome utente)/Libreria/Fonts. E questo vale per ogni account utente presente sul Mac.

Insomma, detto fuori dai denti, è un casino immondo. Io non ho mai avuto problemi con i font semplicemente perché mi sono rifiutato di metterci mano. Non ho mai spostato o cancellato font manualmente. Ho sempre delegato il compito a un gestore di font. Libro Font è il gestore che viene fornito da Mac OS X con l’installazione del sistema. Io preferisco l’ottimo e gratuito Linotype FontExplorer X. Ve ne sono altri in commercio, naturalmente, e consiglio di provarne più d’uno per trovare quello che più si avvicina alle proprie esigenze e gusti. Ma una raccomandazione, già che ci siamo: mai, mai, usarne più d’uno contemporaneamente. Ogni font manager comunica con Mac OS X in modi leggermente diversi, e dato che gli si affida la gestione di tutti i font, anche quelli “intoccabili” in /Sistema/Libreria/Fonts, se si adoperano più font manager potrebbero insorgere conflitti e “incomprensioni”, che per l’utente si possono anche tradurre in crash e blocchi del sistema.

Ora, visto che questo è il quadro attuale per quanto concerne la gestione (sic!) dei font in Mac OS X, si potrebbe avere qualcosa di più semplice? Ovvero unificare la semplicità della disposizione dei font di Mac OS 9 e precedenti, con la stabilità e l’efficienza di Mac OS X? Con il Mac OS classico, per esempio, il fatto di “nascondere” i font essenziali al sistema nella valigetta System era, secondo me, uno stratagemma migliore rispetto alla creazione di una cartella Font lasciata più allo scoperto, e soprattutto con un nome e un percorso molto simili ad altre cartelle Font accessibili all’utente. Si potrebbe evitare che entità come Adobe e Microsoft “sporchino” la gestione dei font, impedendo la creazione di cartelle Font fuori dai confini permessi dal sistema? Sarebbe più intuitiva la presenza di un’unica cartella Font, con sottocartelle come “Font Adobe” e “Font Microsoft”. Le applicazioni Adobe e Microsoft potrebbero gestire quei font come sempre, ma almeno l’utente non avrebbe difficoltà di orientamento. Sarebbe anche più immediato in vista di un backup manuale. Quante volte si è copiato tutto il contenuto della propria cartella Inizio, tralasciando elementi importanti presenti nelle famigerate cartelle Application Support?

Apple non ha ridotto il numero di cartelle font da Mac OS X 10.0 a 10.4, e forse dà per assodato che vada bene così. Non va bene affatto, specie considerando il numero di utenti a cui piace pasticciare con il sistema operativo, o semplicemente considerando il gran numero di utenti che lavora con centinaia, migliaia di font, e che avrebbe bisogno di una gestione di quei font a livello di sistema un po’ più solida, meno sparsa, e meno incoerente.

Written by Riccardo Mori

2 Marzo 2007 alle 10:29 pm

Pubblicato in Benvenuto in Macintosh

Taggato con ,