Autoritratto con mele

Il blog di Riccardo Mori

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Logiche che sfuggono

con 7 commenti

Ieri noto nei feed RSS di MacFixIt un articolo intitolato Microsoft to ship European Windows 7 without a browser; Macs to follow suit? – MacFixIt, ossia Microsoft distribuirà in Europa Windows 7 senza un browser preinstallato; i Mac dovranno fare altrettanto?, e rimango perplesso. A parte il fatto che, vi confesso, odio con tutte le mie forze gli articoli che pongono domande nei titoli. Che siano retoriche, che servano a provocare, a me pare che il risultato sia sempre piuttosto fiacco e che suonino semplicemente come stupidaggini.

Tornando all’articolo in questione, speravo almeno che il contenuto servisse a illuminare i lettori sulla questione posta dal titolo, invece no. Sono cinque paragrafetti in croce, e l’articolo si chiude così:

Come Microsoft, anche Apple include un browser nel proprio sistema operativo, e le preferenze di Safari sono l’unico luogo dove è possibile cambiare manualmente alcune impostazioni, come quella per determinare il browser predefinito. Ciò crea una situazione simile [a quella di Microsoft], in cui per conservare una certa funzionalità di sistema a livello globale (cambiare il browser di default), occorrerà tenere Safari installato sul proprio Mac. A causa della situazione in corso fra Microsoft e l’Unione Europea, anche Apple riceverà analoghe pressioni per eliminare Safari da Mac OS per il mercato europeo?

Per chi non fosse al corrente, per evitare ulteriori guai con l’antitrust, Microsoft ha deciso di distribuire in Europa la prossima versione del suo sistema operativo, Windows 7, senza Internet Explorer.

Ora, la logica dell’articoletto di MacFixIt mi sfugge. Microsoft ha tolto Internet Explorer di sua volontà, come mossa preventiva. Una delle ragioni per cui Microsoft è stata ripetutamente e sonoramente multata dall’Unione Europea era per abuso di monopolio. Semplificando moltissimo: essere in una posizione predominante e monopolistica in un mercato non è di per sé illegale o scorretto. Lo è approfittarne per danneggiare la concorrenza, con varie manovre fra cui quella di imporre determinati software (nel 2004 per esempio la Commissione Europea aveva stabilito che Microsoft danneggiò la concorrenza nel mercato dei software riproduttori multimediali inserendo Windows Media Player in Windows) legandoli con cordoni ombelicali più o meno forti al proprio sistema operativo.

Apple, per quanto riguarda il mercato dei browser, non è né in una posizione monopolistica, né se ne sta approfittando scorrettamente e/o illegalmente per forzare la mano. Quindi, se Microsoft decide di distribuire in Europa Windows 7 senza Explorer, faccia pure, è una decisione sua (non è stata spinta a farlo da una risoluzione della Commissione Europea). Non vedo perché Apple debba fare altrettanto o essere costretta a fare altrettanto.

Written by Riccardo Mori

17 Giugno 2009 alle 3:42 pm

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Differenze grafiche tra Safari 3 e Safari 4

con 4 commenti

Nel mio primo articolo su Safari 4 dell’altroieri notavo che:

Tutta la parte superiore della finestra principale del browser è stata ritoccata e ora appare più compatta e uniforme, e qua e là sono stati tolti dei pixel in modo da avere più spazio per la barra dei bookmark e più spazio per visualizzare i contenuti dei siti.

Prima di fare l’aggiornamento a Safari 4 sul mio PowerBook G4 Titanium, ho voluto fotografare Safari 3, così da fare un confronto preciso (clic per ingrandire):

Interfaccia grafica di Safari 3

Interfaccia grafica di Safari 3

Interfaccia grafica di Safari 4

Interfaccia grafica di Safari 4

Ho così potuto estrapolare alcuni dettagli. La parte superiore della finestra di Safari è soltanto 3 pixel più corta rispetto a Safari 3, ma tutta una serie di piccoli accorgimenti (soprattutto la scomparsa della linea che separa la barra dell’indirizzo dalla barra dei bookmark), danno l’impressione che il risparmio di pixel sia superiore.

Il guadagno di spazio nella barra dei bookmark — come potete vedere nella seconda immagine, ora ne è visibile uno in più — non deriva dall’aver risparmiato pixel fra un bookmark e l’altro. La spaziatura appare identica. In Safari 4, tuttavia, l’intero ‘nastro’ dei bookmark è stato riallineato al margine sinistro. Se si guarda il pulsante che attiva la finestra di gestione dei bookmark, si vedrà che in Safari 4 è spostato molto più a sinistra rispetto a Safari 3, e si allinea con la parte sinistra del pulsante Indietro. Oltre che il guadagno di spazio c’è, a mio avviso, anche un guadagno estetico.

I pulsanti sono diversi, elemento che a una prima occhiata mi era sfuggito. In Safari 3 l’interfaccia è ancora metallica e i pulsanti conservano ancora quella trasparenza e profondità che deriva dall’interfaccia Aqua di Mac OS X. In Safari 4 sono anch’essi grigi, con una diversa sfumatura, e appaiono più piatti. Inoltre i contorni dei due campi di testo (dove si inseriscono gli indirizzi Web e dove si effettuano le ricerche) sono più definiti: l’aspetto finale appare leggermente più bidimensionale e appiattito rispetto a prima, ma nel complesso l’interfaccia è più elegante e rifinita. Infine gli angoli della finestra sono meno tondeggianti in Safari 4.

Ultima curiosità: su Windows XP, l’ultima versione di Safari perde la barra dei menu e adotta due menu ‘iconici’ sul lato destro, una soluzione presa pari pari da Google Chrome (clic per ingrandire):

Safari 3.x su Windows XP

Safari 3.x su Windows XP

Safari 4 su Windows XP

Safari 4 su Windows XP

Google Chrome su Windows XP

Google Chrome su Windows XP

Anche su Windows l’interfaccia di Safari 4 guadagna in pulizia, e l’esperienza d’uso con il browser è molto buona, sia su macchine con processore Intel Core 2 Duo, sia su macchine più datate, come un Toshiba Satellite con processore Pentium III a 900 MHz o giù di lì.

E direi che per Safari 4 è proprio tutto.

Written by Riccardo Mori

13 Giugno 2009 alle 1:18 pm

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Ancora su Safari 4

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Un paio di dettagli che ho notato

Il primo è veramente un’inezia e mi scuso anticipatamente per la banalità. Nell’articolo di ieri notavo come in Safari 4 avessero cambiato l’indicatore ‘RSS’ che appare nella barra dell’indirizzo in presenza di una pagina Web che offre un feed RSS. Prima blu, ora grigio, in tema con l’interfaccia di Safari 4. Ieri ho notato che quando si passa a visualizzare il feed RSS in Safari, l’indicatore nella barra dell’indirizzo ritorna blu come prima. Immagino che sia per differenziare a colpo d’occhio se ci si trova in un sito (http://) o nella pagina del feed (feed://).

Il secondo è un suggerimento che può essere utile a chi, come me, continua ad avere il riflesso condizionato di cercare il pulsante Ricarica accanto ai pulsanti Avanti/Indietro e finisce per fare erroneamente clic sul [+] attaccato alla barra indirizzi, che serve ad aggiungere il sito Web attuale fra i preferiti. È possibile eliminare il pulsante [+] dalla barra strumenti, anche se a prima vista non sembrerebbe. Anzitutto si sceglie Vista > Personalizza barra strumenti. Fra i pulsanti che propone il pannello c’è un pulsante separato [+] da aggiungere alla barra strumenti. Se lo trasciniamo sulla barra, vedremo che sarà distinto dalla barra indirizzo. Questo permette, per esempio, di disporlo (per chi lo usa) in un punto diverso della barra. Ma, una volta aggiunto, è possibile toglierlo immediatamente, e così facendo scomparirà del tutto dalla barra strumenti. Così sarà una seccatura in meno a chi non serve, o a chi lo preme per sbaglio perché cerca un pulsante di ricarica.

Il suggerimento appare anche su Mac OS X Hints, ma, giuro, lo avevo notato indipendentemente.

Altro dettaglio che ho notato e che magari può servire: facendo Ctrl-clic o clic con il pulsante destro del mouse sul titolo di una pagina Web è possibile vedere la gerarchia del sito, un po’ come nelle finestre del Finder, in cui viene mostrato il percorso verso una data cartella.

Un consiglio

Sempre su Mac OS X Hints è stato recentemente pubblicato un suggerimento… che suggerirei di non seguire. Un nostalgico dei pannelli in cima (com’erano in Safari 4 Beta) consiglia, a chi ha conservato il pacchetto di installazione di Safari 4 Beta, di estrarre con Pacifist la sola applicazione e di usarla al posto della versione finale. Così facendo, secondo questo tizio, è possibile utilizzare la versione Beta, con i pannelli in alto, ma approfittare di tutte le innovazioni sotto il cofano. A onor del vero, lui scrive: Sono sicuro che questa soluzione non è compatibile al 100%, ma tutti sappiamo che i componenti più importanti di Safari non si trovano nell’applicazione stessa.

Come dicevo, consiglio caldamente di lasciar perdere. È un procedimento che può facilmente portare a pasticci, e vorrei vedere che succede al prossimo aggiornamento di Safari. Oltretutto chissà, se saranno in molti a scrivere feedback ad Apple in merito alla questione dei pannelli in alto, magari in futuro potrebbero aggiungere l’opzione, così accontentano tutti coloro a cui non importa avere un’applicazione che non segue le linee guida dell’interfaccia utente di Mac OS X…

Written by Riccardo Mori

12 Giugno 2009 alle 10:46 am

WWDC 2009: Safari 4

con 8 commenti

La WWDC 2009 è stata anche occasione per annunciare l’uscita dallo stato di beta pubblica di Safari 4.

Safari 4 incorpora il nuovo motore JavaScript chiamato Nitro, che dovrebbe offrire una maggiore velocità al browser. Inoltre Safari 4 funzionerà come applicazione a 64 bit in Mac OS X 10.6 Snow Leopard, e ciò significherà un ulteriore aumento prestazionale di Nitro. Sempre in Snow Leopard, Safari 4 avrà una funzione che gli permetterà di evitare qualche crash di troppo. Visto che nella maggior parte dei casi di avaria i colpevoli sono plug-in di terze parti, questi verranno eseguiti come processi a parte. Se uno di questi va in tilt, solo la parte della pagina Web a esso legata non funzionerà: Safari rimarrà in piedi.

In superficie, i cambiamenti più evidenti riguardano ancora l’interfaccia, ma questa volta la sorpresa è (almeno per me) piacevole: i pannelli in alto (tabs on top) sono spariti, ed è stata ripristinata la posizione che avevano in Safari 3, sotto la barra dell’indirizzo.

I pannelli in Safari 4 sono tornati sotto la barra dell'indirizzo.

I pannelli in Safari 4 sono tornati sotto la barra dell'indirizzo. La (X) appare solo quando si passa con il puntatore su di un pannello, così aumenta lo spazio a disposizione per visualizzare i titoli delle pagine.

I pannelli sono stati comunque ritoccati, e hanno un aspetto più arrotondato di quelli di Safari 3. Tutta la parte superiore della finestra principale del browser è stata ritoccata e ora appare più compatta e uniforme, e qua e là sono stati tolti dei pixel in modo da avere più spazio per la barra dei bookmark e più spazio per visualizzare i contenuti dei siti. Me ne sono accorto semplicemente perché lo spazio dopo il mio ultimo bookmark all’estrema destra è sensibilmente aumentato e ora posso aggiungerne un altro paio.

Pare che i comandi da Terminale per modificare l’aspetto di elementi dell’interfaccia di Safari 4, che erano stati trovati e pubblicati dopo l’uscita della beta, con la versione finale di Safari 4 non funzionino più. Pertanto niente da fare per chi si era abituato ai pannelli in alto al posto della barra del titolo.

Altra modifica all’interfaccia riguarda la barra di progresso azzurra che compariva durante il caricamento dei siti. In Safari 4 Beta era scomparsa del tutto, lasciando posto a una rotellina indicatrice molto simile a quella di MobileSafari. Adeguata per un dispositivo mobile come iPhone, fuori luogo quando gli schermi di un computer sono abbastanza grandi da farla perdere di vista. Era infatti un elemento grafico troppo poco visibile per essere utile e indicare, appunto, il progresso di caricamento. Era possibile far ritornare la barra di progresso azzurra agendo nel Terminale (cosa che feci subito), ma anche questa ‘preferenza nascosta’ pare essere sparita da Safari 4 in versione definitiva.

In Apple hanno comunque prestato orecchio alle migliaia di messaggi di feedback che sono certo avranno ricevuto in questi mesi, e hanno prodotto una soluzione ibrida che, malgrado non sia efficace come la barra di progresso azzurra, è sempre meglio della sola rotellina semi-invisibile. Ora, quando si carica un sito, appare una zona colorata all’estremo destro del campo dell’indirizzo, una sorta di pulsante con la scritta Carico…, che segnala il progressivo caricamento con due cambi di stato in cui il colore passa da scuro a chiaro:

safari4-loading1.png
safari4-loading2.png
.

Tutta l’area colorata è cliccabile in qualsiasi momento per fermare il caricamento del sito. È un elemento visuale meno banale di quanto ho pensato a una prima occhiata, e fa il suo lavoro con una certa efficacia. Non posso fare a meno di associare i due stati di colore con l’idea di ‘notte’ e ‘giorno’: quando il sito è alle sue prime fasi di caricamento, l’indicatore è scuro, ‘notte’ appunto. Quando il sito è caricato quasi del tutto, l’indicatore è chiaro, è ‘giorno’ ormai. Interessante.

In accordo con il tema dell’interfaccia di Safari è stato modificato anche il colore del bollino RSS che appare quando è possibile ottenere un feed dalla pagina Web corrente. Da blu è diventato grigio:

Ricarica e RSS

L'indicatore RSS in Safari 4 Beta e versioni precedenti.

L'indicatore RSS nella versione definitiva di Safari 4.

L'indicatore RSS nella versione finale di Safari 4.

In generale sono molto soddisfatto dall’interfaccia grafica finale di Safari 4 e mi fa piacere che abbiano ripristinato i pannelli al loro posto. Ora la parte superiore della finestra di Safari è compatta ed elegante. Ci sono però ancora alcuni dettagli che non gradisco.

Primo: il pulsante Ricarica è scomparso definitivamente. Adesso per ricaricare una pagina, se si vuole usare il mouse, occorre spostarsi sull’icona della freccia ritorta che appare all’estremo destro del campo dell’indirizzo. La trovo una posizione innaturale (in tutti gli altri browser è, più logicamente, un pulsante posizionato accanto ai pulsanti Avanti/Indietro) e poco visibile (è un’icona, non un pulsante vero e proprio). Sto prendendo l’abitudine di utilizzare la scorciatoia da tastiera ⌘-R, faccio davvero prima.

Secondo: non è più possibile disabilitare Cover Flow nella finestra di gestione dei bookmark. Prima si poteva eliminarlo sempre facendo uso dei trucchetti da Terminale. Adesso me lo devo tenere. [AGGIORNAMENTO: nei commenti mi fanno notare che invece è possibile ridurre l'area CoverFlow fino a farla sparire. Nella versione Beta di Safari 4 non era possibile, e avevo assunto che tale limitazione fosse rimasta anche nella versione finale. Mi scuso della svista, ringrazio e mi rimangio la critica.] Cover Flow nei bookmark non è un’idea del tutto malvagia. Sono sempre convinto che un browser debba fare il browser e non imitare iTunes, né eccedere e appesantirsi con troppe animazioni e particolari che succhiano risorse alla scheda grafica e alla CPU. La vista Cover Flow nella finestra dei bookmark è una scocciatura perché la scheda grafica del mio PowerBook G4, pur supportando Quartz Extreme, non è sufficientemente potente per visualizzare Cover Flow in maniera fluida, quindi utile. Per lo stesso motivo…

Terzo: …Top Sites è inutilizzabile. Ho dovuto eliminarlo dalla barra dei bookmark ed evitare in tutti i modi che Safari apra la pagina dei siti più frequentati. Altrimenti Safari va in crash, oppure si mette a rubare talmente tante risorse processore da non permettermi di fare nient’altro. Anche Camino 2 Beta e Opera 10 Beta, fra gli altri, implementano una funzione simile (che se non erro in Opera viene chiamata ’speed dial’, in evidente analogia con la medesima funzione dei cellulari), ma in maniera meno effettistica, più spartana e funzionale.

Per il resto sono molto soddisfatto: Safari 4 va veramente bene ed è scattante e reattivo, e carica molti siti a una velocità davvero interessante. È tornato al primo posto fra i browser che uso di più.

Written by Riccardo Mori

11 Giugno 2009 alle 4:19 pm

Sessione di troubleshooting con Safari

con 6 commenti

Voglio condividere una piccola sessione di risoluzione problemi che sono stato costretto a effettuare perché Safari, dal nulla, aveva iniziato a manifestare un comportamento strano.

L’hardware: PowerBook G4 Titanium con Mac OS X 10.4.11 e Safari 3.2.1 installati.

Il problema: Senza nessuna causa apparente, Safari, dopo essere stato lanciato e aver caricato qualche sito Web, smette di rispondere. Se si prova a caricare una qualsiasi pagina, la barra di progresso inizia a visualizzarsi, Safari sembra essere al lavoro, ma non si carica nulla. Una situazione del tutto simile a quando non c’è collegamento Internet e il sito da caricare va in timeout. Osservando Monitoraggio Attività si nota che Safari comincia a impegnare una quantità anomala e sempre maggiore di risorse processore (i valori di RAM reale e virtuale rimangono normali) — inizia con 20% per arrivare a 80-90%. Non appare la rotellina arcobaleno, è sempre possibile navigare nei menu di Safari (aprire preferenze, aprire/chiudere pannelli, eccetera), ma se si prova a uscire da Safari, l’applicazione inizia a non rispondere. Forzando l’uscita, Safari si termina immediatamente, ma nei log di console non appare nessuna anomalia o errore.

Il troubleshooting: Anzitutto ho cercato di risalire agli ultimi cambiamenti che posso aver apportato a Safari o al sistema, ma a parte l’installazione di un’applicazione nuova, niente di strano. Ah sì, in effetti mi sono ricordato di aver installato un nuovo plug-in, PDF Browser Plugin, un ottimo software che estende le capacità di gestione dei file PDF direttamente nel browser (funziona con Safari, Firefox, iCab, OmniWeb). Ho cercato eventuali avvisi di incompatibilità, bug o problemi noti di questo plug-in ma non ho trovato nulla di sostanziale. Il primo passo è stato quello di disinstallarlo. Safari continuava a fare i capricci.

Passo 2: vuotare cache, ripulire i cookie, ripristinare Safari. Niente.

Passo 3: installare l’Aggiornamento di Sicurezza 2009-002 e l’aggiornamento di Safari 3.2.3. Riavvio il Mac. Safari continua a essere problematico.

Passo 4: sospetto una possibile corruzione di frammenti di codice del sistema e, avendo sottomano l’Aggiornamento Mac OS X 10.4.11 Combo, lo reinstallo e poi, per completezza, reinstallo l’Aggiornamento di Sicurezza 2009-002 e l’aggiornamento di Safari 3.2.3. Dopo qualche riavvio, la situazione con Safari non cambia di una virgola.

Passo 5: sospetto qualche cache di sistema andata a male ed elimino manualmente i file/cartelle incriminati, ossia:

  • /Sistema/Libreria/Caches/com.apple.kernelcaches
  • /Sistema/Libreria/Extensions.kextcache
  • /Sistema/Libreria/Extensions.mkext
  • /Libreria/Caches/com.apple.ATS
  • Tutti i file com.apple.LaunchServices presenti in /Libreria/Caches

Al riavvio, prevedibilmente un tantino più lungo del normale, le cose sembrano migliorare, ma dopo poco Safari ripresenta il problema di prima.

Passo 6: magari Safari sta cercando di accedere a file o parti di sistema a cui dovrebbe poter accedere, ma potrebbe esserci un problema a livello di permessi. Apro Utility Disco e controllo i permessi (non riparo mai subito, per principio). Il resoconto è quasi immacolato: l’unica cosa fuori posto sono i permessi del plug-in di Adobe Flash (forse è cosciente del fatto che lo odio e questa è una piccola ritorsione?). Riparo i permessi. Rilancio Safari. Niente. Aggiorno Flash alla ultima versione, rilancio Safari. Non cambia niente.

Passo 7: sono tentato di creare un nuovo utente e vedere se da quell’account il problema si manifesta o meno, ma confesso di essere restio alla creazione di account di prova, e cerco sempre di lasciarla come una delle ultime opzioni. Visto che Camino funziona perfettamente, mi viene da pensare che possa esserci qualcosa di storto nel Framework WebKit, e a questo punto, perché non tagliare la testa al toro e scaricare Safari 4 Beta, visto che contiene una versione aggiornata di WebKit?

Installo, riavvio, faccio clic sull’icona di Safari. L’icona rimbalza due volte e poi Safari non si apre. Hmmm. Le frecce nel mio arco stanno esaurendosi e al momento non mi viene in mente nulla. Poi, una mezza illuminazione: andiamo a controllare se ci sono problemi ai font. Nella fattispecie ai font di sistema. Apro FontExplorer X e seleziono Tools > Clean system font caches. È necessario riavviare il Mac. Riavvio. Lancio Safari 4 Beta. Attimi di suspense…

…Si apre e funziona; sto controllando la situazione da un paio d’ore e il problema sembra essere sparito.

A questo punto non saprei dire se bastava pulire le cache dei font di sistema da subito, o se fosse necessario anche aggiornare a Safari 4. Ho pensato quindi di riportare qui tutti i passi del procedimento, nel caso possano servire a qualcun altro che si trovi in panne in una situazione analoga. Cercando in rete si trovano varie discussioni generate da persone a cui Safari ha cominciato a comportarsi così. Prima che si diffondano paure, incertezze e dubbi, tengo a precisare che non si tratta di un problema nuovo e che non ha nulla a che vedere con gli ultimi aggiornamenti pubblicati da Apple nei giorni scorsi.

Written by Riccardo Mori

17 Maggio 2009 alle 2:37 pm

Piccole applicazioni crescono (2)

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Stainless 0.6

Lo so, lo so, rieccomi a parlare di browser, e di Stainless in particolare. Ho scoperto questo browser nell’ottobre 2008, e mi ha subito fatto un’ottima impressione (ne parlo in questo articolo del 31/10/2008). Ne ho riparlato più di recente, in merito alle nuove funzionalità introdotte nella versione 0.5.1.

L’ho già detto: gli ingredienti di Stainless che mi hanno conquistato sono in primis le buone prestazioni (stabilità, velocità e bassi consumi — sembra di parlare di un’automobile!) e l’interfaccia grafica piacevolmente spartana. Ma mi piace anche la filosofia di procedere a piccoli passi, ottimizzando l’esistente invece di lasciarsi prendere dalla frenesia di aggiungere vagonate di funzioni che poi o non servono davvero, o non funzionano bene, o sovraccaricano il browser e lo rendono meno usabile ed efficiente, o tutte queste cose insieme.

Stainless non ha ancora dettagli che su altri browser diamo per scontati: autocompletamento dell’URL, conservazione delle password, una finestra separata per la gestione complessa dei bookmark, e via dicendo. Ma quel che ha funziona decisamente bene. Le ‘novità’ della versione 0.6 sembrano minori:

1. È stato aggiunto un pannello per la gestione della cronologia, ma lo trovo ben congegnato ed estremamente intuitivo da usare.

2. La barra dei bookmark è stata potenziata. Fino alla versione 0.5.5 l’unica cosa possibile era trascinare l’icona di un sito (favicon) nella barra laterale. Ma una gestione simile dei bookmark è piuttosto rudimentale e soggetta a trappole di usabilità. Esempio: se molti siti che aggiungo alla barra laterale non hanno una favicon particolare e usano un’icona generica, oppure si servono della medesima icona (come è il caso di svariati blog della piattaforma Blogger o WordPress), io mi ritroverò tante icone uguali e non potrò distinguere a prima vista un sito dall’altro. Adesso non solo appare il nome del sito quando passo col puntatore sopra l’icona, ma è stato anche aggiunto un menu contestuale con una funzione di configurazione che mi permette una gestione più raffinata:

stainless-bkm-conf.png

Nella figura sto editando il titolo che appare quando passo il mouse sull’icona di Gmail. Dato che Stainless memorizza il titolo che la pagina Web aveva al momento di essere inclusa fra i bookmark, ogni volta che passavo sull’icona di Gmail il testo che appariva era: Gmail – Inbox (6) – seguito dal mio indirizzo Gmail. Ora posso modificarlo e posso anche usare un’icona personalizzata nel caso voglia differenziarla da altre uguali. Anche questo particolare mi sembra implementato ottimamente, in maniera chiara, con un’interfaccia essenziale e ridotta al minimo.

3. Altro miglioramento è la gestione dei processi che non rispondono. Ricordo che Stainless, sulla scia di Google Chrome, vede ogni pannello (tab) aperto come un processo indipendente. Adesso nelle preferenze è stata aggiunta l’opzione di chiudere quei pannelli che si sono impiantati.

4. La gestione della memoria, già notevole, è migliorata ulteriormente a partire dalla versione 0.5.5. I bassi consumi di risorse CPU in Stainless 0.6 sono impressionanti. Osservate la figura, un estratto di Monitoraggio Attività:

Stainless contro Safari (Clic per ingrandire)

Stainless contro Safari (Clic per ingrandire)

Ho catturato quest’immagine per fare un confronto con Safari 4 beta. Come potete vedere, Safari 4 beta con 3 pannelli aperti (uno con contenuti Flash) consuma il 9,5% della CPU, usa 176,78 MB di memoria reale e quasi un gigabyte di memoria virtuale. Stainless 0.6, con sei pannelli aperti (uno con contenuti Flash) consuma lo 0,1% della CPU, usa 11 MB di memoria reale e 300 MB di memoria virtuale in meno rispetto a Safari. Non saranno benchmark scientifici, ma il diverso impatto dei due browser è assai notevole sul mio PowerBook G4. Il confronto con Firefox è inguardabile e non ne riporto i dati perché voglio sempre bene a Mozilla.

Stainless procede bene, insomma. È un progetto interessante e merita attenzione. I tipi di Mesa Dynamics sono cordiali e molto disponibili al feedback, specialmente via Twitter. Ascoltano e rispondono. Così si fa.

Written by Riccardo Mori

12 Maggio 2009 alle 1:29 pm

[Link] Sunrise

con un commento

Stavo dando un’occhiata ad alcune cartelle di applicazioni che uso di rado, per fare un’ulteriore sfoltita e mi sono imbattuto in una vecchia versione di Sunrise. Nemmeno mi ricordavo che fosse un altro browser Web. Sono andato sul sito e ho scaricato la ultima versione, 1.8.3 (io avevo ancora la 0.8.qualcosa), e ci ho fatto un giro di prova. Non faccio mistero che dei browser ‘piccoli e indipendenti’ continuo a preferire Stainless, ma anche Sunrise non è male. Non c’è bisogno che inserisca schermate, l’aspetto di Sunrise è ben visibile sul sito, ma va detto che le migliorie sono consistenti. (Piccola parentesi: in applicazioni che vengono aggiornate con grande frequenza a volte non ci si rende conto della portata delle migliorie apportate strada facendo; ho l’abitudine di conservare vecchie versioni di browser e altri programmi. Di tanto in tanto vado a lanciarle e le differenze, a distanza di svariate versioni, sono proprio evidenti — come Chimera e Firebird, le precedenti incarnazioni di Camino e Firefox. Lanciare l’ultima versione di Sunrise e confrontandola con quella che avevo prima, forse di un anno fa o più, è stato interessante e i passi avanti sono subito saltati all’occhio).

Sunrise è l’ennesimo browser basato su WebKit ma che si propone di avere un’interfaccia più snella di Safari e di guadagnare in velocità, oltre a presentare alcune funzioni oggettivamente assenti in altri ‘colleghi’. I Visual Bookmarks non sono una brutta idea: il concetto è presentare i segnalibri in una griglia di miniature (simili a quelle che crea OmniWeb nella barra laterale quando si aprono più pannelli). È quel che Safari 4 beta fa con la tecnologia CoverFlow, ma che in Sunrise mi pare più efficiente e meno avida di risorse grafiche.

Le due funzionalità che mi paiono degne di nota, e che distinguono Sunrise da altri browser, sono però le seguenti:

  1. Snapshot Entire Page: Permette di catturare una schermata dell’intera pagina Web e di editarla all’interno del browser stesso. Una volta dato il comando, si apre un pannello dal fondo scuro in cui è possibile specificare le dimensioni in pixel, la percentuale di zoom in caso si voglia rimpicciolire/ingrandire la selezione, e il formato del file che verrà salvato (TIFF, GIF, JPG, PNG). La grandezza del file viene continuamente aggiornata a ogni modifica.
  2. Save Entire Page as PDF: Permette di salvare l’intera pagina Web in un file PDF.

La comodità di entrambe le funzioni (accessibili dal menu File) è proprio la gestione della pagina intera. A volte può capitare di voler catturare l’intero contenuto di una pagina e non solo la porzione visibile nel browser. Un altro tocco apprezzabile è la possibilità, nelle preferenze dell’applicazione, di specificare il proprio editor di testi preferito per la visualizzazione del codice sorgente delle pagine Web.

Non ho fatto confronti cronometro alla mano fra Sunrise, Safari e Stainless, ma Sunrise sembra davvero scattante nel caricamento di siti complessi. Tutti e tre i browser renderizzano comunque a una velocità più che soddisfacente. Sunrise è freeware (chi vuole può inviare donazioni) e pesa davvero poco (l’applicazione occupa meno di 3 MB sul mio PowerBook). Non va certo a sostituire altri browser che uso regolarmente, come Camino, Safari e Stainless, ma forse vale la pena di tenerselo buono per sfruttarne le funzioni particolari viste sopra.

Written by Riccardo Mori

10 Aprile 2009 alle 6:02 pm

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La direzione interessante di Stainless

con 7 commenti

Spero di non saturare eccessivamente parlando ancora di browser, ma devo farlo perché in questo periodo, a quanto pare, fervono gli sviluppi nel settore.

Come ormai saprete, il browser è una tipologia di software a cui sono parecchio interessato. In primo luogo perché, insieme a programmi di scrittura e impaginazione e alle applicazioni di gestione della posta, è uno strumento con cui convivo ogni giorno. Il word processor o editor di testi sta alla scrittura come il browser alla lettura, e quindi è importante. Secondariamente mi interessano i browser perché offrono spunti notevoli di riflessione in merito ad argomenti a me cari come l’usabilità, l’accessibilità e le interfacce utente.

Ho sempre cercato di seguire gli sviluppi di tutti quei progetti che non erano i soliti ‘grandi nomi’ (prima Netscape e Microsoft, oggi Microsoft, Mozilla e Apple); fui tra i beta tester di Mozilla quando gli indicatori di versione erano M16, M17, ecc. (quindi ancor prima di assumere il formato 0.x.x); sto studiando gli strumenti di localizzazione per poter dare il mio contributo a Camino; e in genere cerco di stare al passo con altri progetti di browser.

Dopo essere stato ’sedotto e abbandonato’ da Shiira (un browser promettente, ma il cui sviluppo è stato fermo più di un anno a uno stadio di beta con bug e dis-funzionalità irritanti), ho trovato un nuovo pupillo, che ho già menzionato un paio di volte in questa sede: Stainless (solo per Mac OS X Leopard). Un progetto partito in punta di piedi e con umiltà, con lo spirito di creare niente più che una technology demo per mostrare un tipo di architettura multi-processo alternativa a quella implementata da Google Chrome.

La semplicità e l’efficienza di questo browser estremamente spartano (fino a ieri non aveva il minimo supporto per i bookmark, nessuna funzione di autocompletamento delle URL, assenza di qualsivoglia preferenza per gestire l’aspetto e i contenuti Web, ecc.) hanno però riunito una base sostanziosa di utenti, che come il sottoscritto hanno apprezzato gli sforzi di Mesa Dynamics e si sono presi la briga di inviare tanto feedback positivo, al punto di convincere l’azienda a proseguire lo sviluppo e a ‘fare sul serio’. E oggi è uscita la versione 0.5.1, che incorpora una novità interessante e unica nel suo genere: il concetto di sessioni parallele. Loro lo spiegano chiaramente e succintamente nella pagina principale:

[Le sessioni parallele] permettono di effettuare il login in un determinato sito utilizzando credenziali diverse, contemporaneamente e in pannelli separati. Questa nuova tecnologia è parte integrante di Stainless a tutti i livelli, dal sistema privato di archiviazione dei cookie, a bookmark sensibili alla sessione in cui sono stati salvati.

Per fare un esempio pratico, adesso Stainless è l’unico browser che mi permette di accedere contemporaneamente ai quattro account Gmail che uso più di frequente. Invece di aprire un pannello normale, con ⌘-T, si apre un ‘pannello di sessione separata’ (File > Single Session Tab, oppure ⇧-⌘-T); io ne apro quattro e sono a posto. E dato che Gmail notifica in tempo reale l’arrivo di nuova posta (il numero di messaggi non letti appare nel titolo del pannello), è molto comodo avere più account sott’occhio. Se ho inteso bene, il meccanismo che permette tutto questo è l’archiviazione temporanea dei cookie in una posizione esterna rispetto al normale archivio del browser. Ogni pannello, quindi, non è solo un processo distinto, ma avendo il suo ‘ripostiglio’ personale diventa anche una sessione distinta. Io lo trovo geniale.

Dalla versione attuale, Stainless comincia a supportare anche i bookmark. Anche l’approccio ai bookmark è un po’ differente dagli altri browser. Non c’è una barra dei bookmark posta orizzontalmente nella classica posizione sotto la barra degli strumenti, e non c’è (ancora) un menu o una finestra dedicata alla loro gestione. Appare invece una sottile barra verticale sulla sinistra della finestra del browser, nella quale è possibile trascinare le icone dei siti Web (favicon) e inserirle così fra i preferiti. Il sistema mi sembra interessante. Il fatto che rimangano solo le piccole icone per me non è eccessivamente problematico: nelle barre dei bookmark di altri browser tendo sempre ad abbreviare le etichette in modo da poter avere più bookmark (o cartelle di bookmark) visibili. E poi dei siti che visito più spesso mi ricordo bene la favicon. Sono curioso di vedere se e come implementeranno le cartelle in cui inserire più siti (per ora è possibile inserire solo siti singoli, anche se comunque lo spazio è più che sufficiente). Un problema, però, sono i siti (o le pagine Web) che non hanno un’icona personalizzata — in questo caso rimane l’icona generica del mappamondo:

stainless-sidebar.png

In questo esempio si possono vedere e distinguere il sito di Apple, Flickr, Stainless, e poi un’icona generica, che per la cronaca è quella di Macworld Italia. Un altro problema possono essere le sottopagine di uno stesso sito, che hanno per forza la stessa icona, ma è sufficiente passare il puntatore sulle icone per far apparire i tooltip, le etichette gialle d’aiuto, che riportano esattamente il titolo della pagina Web a cui il bookmark si riferisce. L’inconveniente rimane con siti fatti maluccio (come Macworld Italia), che non formattano propriamente l’HTML per inserire un titolo alle pagine. Se passo il puntatore sull’icona generica, il tooltip non mi dice che è la pagina del blog di Lucio, ma riporta l’altrettanto generica indicazione “New Tab”.

Però l’idea della disposizione verticale e ridotta al minimo dei bookmark è interessante. A ben pensarci, la maggior parte dei siti lascia un ampio margine inutilizzato ai lati delle pagine, quindi una barra laterale ruba meno pixel preziosi alla navigazione del sito rispetto alla striscia orizzontale dei bookmark degli altri browser. L’altro browser che sfrutta questo concetto è OmniWeb, ma per i pannelli, e il ‘cassetto’ che si apre sulla sinistra (o destra) sposta un po’ troppo la finestra principale.

Stainless è in buona salute: mai visto una beta così stabile ed efficiente (il motore di rendering è WebKit). E approvo la direzione che Mesa Dynamics sta intraprendendo, nonché l’approccio ‘a piccoli passi’ che, dopo la valanga di innovazioni e cambiamenti di Safari 4, è come respirare una boccata di aria fresca, grazie anche all’interfaccia più zen, per così dire. Spero continui così.

Written by Riccardo Mori

5 Marzo 2009 alle 5:47 pm

Quartz Extreme ma non troppo

con 6 commenti

Probabilmente il mio articolo di ieri, sullo stato dei client di posta elettronica, si è un po’ perso nel marasma dovuto all’uscita dei nuovi Mac, ma ci terrei davvero a conoscere la vostra esperienza e opinione in merito.

Oggi invece mi va di ribadire quanto siano frustranti certe ‘innovazioni’ di Safari 4 Beta.

topsites

(Ho effettuato modifiche via Terminale per riavere l’interfaccia di Safari 3).

Top Sites è una bella idea, davvero, e l’implementazione carina, davvero, ma in questo stato è inservibile. Mi rendo conto che è più un problema mio, ossia del mio povero PowerBook G4, che ha la sfortuna di avere una scheda grafica che si trova giusto al confine tra il bene e il male. NVIDIA GeForce FX Go5200, 32 MB di RAM video, una scheda 8x AGP montata su una connessione 4x. Sulla carta la scheda supporta Quartz Extreme — lo si nota da certi dettagli, come l’attivazione di un widget in Dashboard, che avviene con il classico effetto d’acqua (se la scheda non supportasse Quartz Extreme non si vedrebbe). All’atto pratico lo supporta abbastanza. Abbastanza per fare certe cose, ma non abbastanza per farne altre. Quando installai Leopard la prima volta, il fatto che la barra dei menu fosse solida era per me normale. Ma in tutte le schermate che avevo visto sul Web la barra era trasparente. Discussi questa piccola stranezza con John Gruber, e la nostra ipotesi (presto confermata) era che si trattasse di una limitazione della scheda grafica, appunto abbastanza potente ma non da abilitare di default alcuni effetti.

Alla pagina del download di Safari 4, si dice che i requisiti per le funzioni Top Sites e CoverFlow in Safari richiedono una scheda grafica che supporti Quartz Extreme. C’è pure un rimando a una brevissima nota tecnica che dice Se Top Sites e Cover Flow non funzionano in Safari 4 Public Beta, assicurarsi che la propria scheda video supporti Quartz Extreme (Mac OS X) o DirectX 9 (Microsoft Windows).

Quando si ha una scheda come la mia, che supporta-ma-non-abbastanza, Top Sites e CoverFlow funzionano, ma non bene. Nella schermata è possibile vedere Top Sites sul mio PowerBook in una bella giornata. Le aberrazioni grafiche che vedete sono ancora poche. Altre volte la situazione è anche peggiore. Dopo aver catturato la schermata, ho premuto F11 per visualizzare la scrivania e l’interfaccia grafica dell’intero sistema ha cominciato a non rispondere in modo reattivo. Tutti i comandi legati a Exposé e Spaces reagivano con mezzo minuto di ritardo. Ho dovuto chiudere la finestra di Top Sites per risolvere.

Quel che mi piacerebbe fosse implementato (e ho mandato feedback ad Apple) è un comportamento analogo a quanto visto per la barra dei menu: se il sistema grafico non ha risorse sufficienti, fare un passo indietro per rendere la funzione utilizzabile, magari eliminando gli effetti speciali e offrendo un Top Sites spartano, bidimensionale. Invece mi tocca disattivarlo. E tenere CoverFlow al minimo (peraltro non vengono caricate le anteprime e la maggior parte dei miei bookmark vengono visualizzati con segnaposti, vanificando lo scopo primario di CoverFlow — ma su questo mi riservo di indagare più a fondo).

Written by Riccardo Mori

4 Marzo 2009 alle 3:17 pm

Ulteriori considerazioni sull’interfaccia di Safari 4

con 5 commenti

Prima di tutto, una puntualizzazione

Da che è disponibile Safari 4 Public Beta si sono lette per il Web parecchie disquisizioni, soprattutto in merito all’interfaccia grafica, dato che Apple ha presentato cambiamenti sottili ma importanti. E anch’io, nel post precedente, ho mostrato quelle che a mio parere — e non solo mio — sono delle incoerenze serie, sia per quanto riguarda le HIG (Human Interface Guidelines) di Apple, sia per quanto riguarda la generale usabilità del browser.

Tutti questi discorsi all’utente medio (o comunque a digiuno di usabilità, accessibilità e teoria delle interfacce) possono sembrare questioni di lana caprina. In altre parole: “A me il nuovo Safari piace, chi se ne frega dove hanno messo i pannelli o come hanno cambiato la grafica”. Posizione sacrosanta. Del resto anch’io potrei tenere un blog un po’ diverso da questo, con articoletti di un paio di paragrafi, in cui scrivere la notizia “Wow, è uscita la beta pubblica di Safari 4. Top sites! CoverFlow! Più veloce! Andate a scaricarla”.

Ecco, Autoritratto con mele non funziona così. A me piace analizzare aspetti come la nuova interfaccia utente grafica, proprio perché non sono a digiuno di teoria delle interfacce, usabilità, accessibilità e design del software. A me piace tentare di portare tali questioni all’attenzione di chi magari non si interessa di queste cose e stimolare la sua curiosità. Parlando in generale, esiste ancora tanta gente che al sentir nominare la parola design alza gli occhi al cielo e crede che design sia qualcosa di superficiale, legato all’estetica di un oggetto o di un elemento, ossia del far qualcosa ‘bello da vedere’.

Ovviamente il design è molto di più. Basta osservare con attenzione gli oggetti più banali che ci circondano. La mia caffettiera Bialetti è costruita in modo che quando il caffè è pronto e io afferro la caffettiera per versarlo, la mia mano non si scotta, perché il manico rivestito ha una curvatura e una forma pensate e progettate per evitare un simile incidente. Il beccuccio ha una forma particolare che evita che gocce di caffè scorrano lungo la caffettiera mentre il caffè viene versato nella tazza.

Un esempio banale, ma che mostra come dietro qualsiasi cosa che usiamo quotidianamente vi siano una o più menti che hanno riflettuto su come costruirla al meglio. (Ovviamente non sempre ci azzeccano, ma questa è un’altra storia). Anche i computer. Anche i programmi che girano sui computer.

Veniamo a noi

Le mie considerazioni su Safari 4 Beta cercano di andare oltre i gusti personali. A me piace Top Sites, a me piace CoverFlow. Sono idee accattivanti e ingegnose. (Usavo CoverFlow ancor prima che fosse comprato da Apple e integrato in iTunes). A me piace la navigazione a pannelli in un browser e non tornerei mai indietro. Ma cerco di contestualizzare queste idee per capire se, oltre all’effetto puramente estetico, la loro applicazione e implementazione sia stata eseguita tenendo presente tutta una serie di fattori (usabilità, ottimizzazione per Mac con processori e schede video più datati, coerenza con il resto dell’interfaccia del sistema operativo, ecc.), oppure se le priorità sono state altre. E qui i gusti personali c’entrano poco.

A leggere le varie opinioni sulla nuova interfaccia utente grafica di Safari 4, poi, la confusione aumenta perché anche di fronte a questioni generali le correnti di pensiero sono disparate. C’è chi ritiene che i pannelli in alto (Tabs on top) siano una buona idea e una miglioria rispetto a Safari 3, c’è chi li ritiene una pessima idea fuori dalla logica dell’interfaccia di Mac OS X.

Fra i sostenitori della giustezza della nuova collocazione dei pannelli di Safari, c’è Lukas Mathis, che in un suo articolo recente sostiene che i pannelli in alto sono corretti perché rispettano la gerarchia degli elementi dell’applicazione e dei contenuti:

Gli utenti hanno un modello mentale di come le singole applicazioni funzionano. Tale modello descrive la logica interna che l’utente presuppone e si aspetta da una certa applicazione. [Questa logica] proviene sia da preconcetti sulla natura dell’applicazione, sia dall’esperienza diretta con tale applicazione. Una parte di questo modello mentale è la gerarchia degli elementi dell’applicazione.

Nel nostro esempio, i pannelli dovrebbero trovarsi logicamente sopra la barra dell’indirizzo, perché quando si passa da un pannello all’altro i contenuti della barra dell’indirizzo cambiano. La disposizione dei pannelli nella versione precedente di Safari — ossia fra la barra dell’indirizzo e la pagina Web — dava adito a confusione poiché contraddiceva il modello interno dell’applicazione, dando agli utenti dei falsi indizi sulla sua funzionalità e potenzialmente interferendo con il loro modello mentale dell’applicazione.

Anche secondo me l’idea di disporre i pannelli in alto è più rispettosa di tale gerarchia, ma gli ingegneri di Safari 4 sono andati ancora più in là e hanno eliminato del tutto il concetto di barra del titolo, che non è solo uno spazio inutile per mettere, appunto, il titolo di una pagina Web, è anche e soprattutto il ‘contenitore’ che crea la metafora dello spazio di lavoro. Togliendo questo elemento, oltre a creare i problemi (piccoli, forse, ma non trascurabili) di cui ho parlato nel precedente articolo, si elimina il concetto di ‘contenitore’ e l’applicazione Safari sparisce per diventare il sito e i siti che di volta in volta visualizza. Se ciò può avere senza dubbio i suoi lati affascinanti, per me è un problema concettuale, e oltre a essere incoerente con il resto dell’interfaccia di Mac OS X, va a interferire con il mio modello mentale di applicazione. Mi spiegherò con esempi visuali.

Per me un browser, e tutti i suoi pannelli, è come un’agenda, un planner:

planner1.jpg
planner3.jpg

Le pagine Web sono come i fogli di queste agende (anzi, forse è più appropriato considerarli i separatori) che si possono spostare aprendo i ganci e cambiando la posizione. Le etichette servono ovviamente a distinguere i contenuti:

planner2d1.jpg
planner2d2.jpg

La barra del titolo, insieme ad altri elementi grafici comuni a tutta l’interfaccia di Mac OS X (i pulsanti rosso, giallo e verde, di controllo della finestra, il contorno — che in Safari è più evidente se attiviamo la barra di stato in basso, ecc.) sono ciò che distingue l’applicazione Safari dai suoi contenuti. Se osserviamo le foto delle agende, l’analogia è con la copertina dura dell’agenda, sulla quale vengono montati i ganci — in una parola, la struttura stessa dell’agenda, il contenitore.

Sempre seguendo questa analogia, l’immagine che meglio raffigura la mia sensazione nel vedere violata ed eliminata la barra del titolo in Safari 4 Beta è questa:

planner-raw.jpg

Pannelli, pagine Web, l’uno di fianco all’altro, senza un contenitore. Quando afferro un pannello in Safari 4 si muove tutta la finestra, quando afferro un pannello in Safari 3 si muove solo il pannello. Ognuno ha la propria opinione e sensibilità, e soprattutto il proprio modello mentale per queste cose: a me sembra più logico il comportamento di Safari 3, che distingue fra pannelli e finestre/contenitori. Neanche i pannelli in Safari 3 erano perfetti, perché seguendo questa logica delle gerarchie, non ha senso che il pannello in primo piano sia visivamente collegato al chrome, alla cornice solida di Safari:

Safari3tabs-before.png

In realtà l’approccio più corretto (quel che avrei implementato io in Safari 4 al posto di massacrare la barra del titolo) mi pare il seguente (mi scuso con i grafici per i ritocchi artigianali all’immagine precedente):

Safari3tabs-after.png

Ossia, il pannello ‘esce’ dalla pagina Web sottostante, perché ne è il naturale prolungamento, ma rimane sempre subordinato al browser, che è l’applicazione che lo contiene.

E se fosse l’inizio di una nuova interfaccia?

In fondo in fondo, una parte di me sospetta che questo nuovo approccio al concetto dei pannelli in alto al posto della barra del titolo sia il precursore di un rinnovamento generale dell’intera interfaccia di Mac OS X. Chissà, magari dietro l’angolo ci attendono finestre del Finder a pannelli, disposizione degli account in Mail a pannelli, playlist in iTunes a pannelli (come già appaiono le diverse sezioni quando si collega un iPod o iPhone), pannelli pannelli pannelli.

Non sarebbe un’idea nuova, del resto. Gia nel 1979-1980, in fase di progettazione dell’interfaccia del Lisa, le finestre del ‘Finder’ erano pannelli. Si vedano le foto allegate a questa storia su Folklore.org, nello specifico questo trittico e quest’altro. Le finestre minimizzate sulla scrivania erano pannelli. Questo concetto è stato ripreso più avanti in Mac OS 8, con l’opzione di visualizzare le finestre nel Finder come ‘finestre a comparsa’. Con l’opzione attivata, era possibile minimizzare le finestre e farle apparire come pannelli la cui etichetta spuntava nella parte inferiore dello schermo. L’idea non era male, e il bello è che tutte le finestre ridotte a pannelli rimanevano persistenti anche dopo un riavvio, dando così all’utente la possibilità di disporre in fondo allo schermo tutta una serie di ‘finestre più usate’ senza dover fare doppio clic sulle rispettive cartelle ogni volta.

Mi auguro che, se questa dovesse essere la strada che Apple ha deciso di intraprendere, l’implementazione di una simile interfaccia a pannelli estesa a tutto il sistema (o alle sue parti notevoli) venga fatta tenendo presente la gran quantità di feedback che sono certo Apple starà ricevendo da qualche giorno. E soprattutto tenendo presente l’impatto dirompente che ciò potrà avere sui modelli mentali che gli utenti hanno su come funzionano un sistema operativo e le applicazioni che incorpora. Per non parlare dell’usabilità. Come sempre con Apple, attendo curioso.

Written by Riccardo Mori

28 Febbraio 2009 alle 2:24 pm