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Almost Human: a review of Google’s Android G1 phone: Glen Fleishman di Ars Technica ha provato estesamente il nuovo HTC G1, primo smartphone della piattaforma Android di Google. Dalla sua interessante recensione emerge quanto già mi aspettavo senza neanche vedere il telefono dal vivo, e di più. Due le cose fondamentali nelle conclusioni di Fleishman: 1) Il G1 è un prodotto ancora troppo immaturo e 2) Il G1 sarebbe anche un discreto smartphone… se non esistesse già iPhone.
Riporto, traducendolo, qualche stralcio emblematico della recensione.
Il pezzo comincia con un doveroso inciso:
Quanto segue è una nostra prima impressione di Android, e nella recensione ci siamo concentrati soprattutto sull’interrogativo di molti: può questo telefono scalzare iPhone dal suo piedistallo? Nelle prossime settimane continueremo ad approfondire questo dispositivo, osservandone più da vicino gli utilizzi di nicchia e la sua natura ‘aperta’. Per ora ci limitiamo a valutare se Google abbia o meno commercializzato un prodotto elegante, ricco di funzioni e semplice da usare.
E la risposta arriva subito:
Lo smartphone G1, progettato da Google e costruito da HTC, rimane decisamente nell’ombra di iPhone, almeno per ora. Il telefono [...] è stato rilasciato troppo presto. Lo hardware di HTC e il sistema operativo Android che lo comanda sotto molti aspetti mancano della raffinatezza e della profondità persino della versione 1.0 di iPhone. Non è un brutto telefono, ma il software e lo hardware avrebbero dovuto rimanere più a lungo ‘in forno’ per giungere a una perfetta maturazione.
Sull’hardware:
Il sistema di scorrimento della tastiera non è morbido, ma raggiunge la posizione aperto/chiuso in maniera secca. La sezione dello schermo oscilla leggermente e non si blocca fermamente nelle posizioni aperto/chiuso. La parte inferiore del telefono, quando è chiuso e in posizione verticale, è leggermente inclinata e sollevata, e la sensazione, tenendo il telefono in mano, è ottima. HTC è riuscita a infilare 5 pulsanti e una piccola trackball in questa parte del dispositivo.
Quando il G1 è aperto, ci si ritrova la sezione inclinata e sollevata a destra della tastiera, ed è irritante mentre si scrive. La tastiera è piuttosto buona, completa di lettere, numeri, tasto con il punto e con il simbolo @, più un tasto dedicato alle ricerche con Google. È molto simile a quella di un BlackBerry.
Porte e pulsanti sembrano distribuiti un po’ a casaccio sul telefono, secondo il criterio ‘questo sta qui perché non si poteva fare altrimenti’, più che essere stati disposti secondo un design preciso e ponderato. È probabile che HTC abbia basato il G1 su un modello precedente per accelerare la produzione. I possessori di telefoni HTC saranno abituati ad avere i pulsanti per alzare/abbassare il volume in una posizione ragionevole (in alto sul lato sinistro, osservando il telefono in verticale), ma il mini-jack USB è nella parte inferiore, il pulsante della fotocamera si trova in basso a destra e la chiusura dello slot microSD è parzialmente nascosta quando il telefono non è aperto.
Non vi è nemmeno un jack standard per gli auricolari, anche se il dispositivo include una coppia di scomodi auricolari con microfono che utilizzano il connettore audio USB proprietario di HTC per collegarsi al telefono. È disponibile un adattatore USB–presa da 2,5 mm piuttosto grossolano, che comunque non è incluso nella confezione.
Una caratteristica decisamente positiva del G1 è la fotocamera:
La fotocamera integrata da 3 megapixel produce foto di alta qualità ed estremamente nitide, anche a distanze ravvicinate. Il suo autofocus e le regolazioni dell’esposizione sono fantastici. Uno scanner di codici a barre di terze parti non ha avuto alcun problema a riconoscere e a decodificare all’istante la foto di un codice stampato su un libro. Tuttavia la funzione hardware migliore di uno smartphone non dovrebbe essere la fotocamera.
Il G1 è di base poco capiente, in quanto la memoria fornita con il telefono è una microSD da 1 GB. Dato che una microSD da 4 GB è piuttosto economica, secondo Fleishman T-Mobile avrebbe potuto essere meno avara e metterne una di serie.
La batteria:
Anche se non ho potuto usare il G1 per un tempo sufficiente a stimare le prestazioni della batteria con lunghe chiamate e altre tipiche attività che impattano la vita della batteria, questa mi è sembrata comunque sufficiente. Con molto traffico dati, scaricamenti da Internet e riproduzione di video di YouTube, la batteria è durata circa una giornata (però con la luminosità dello schermo molto bassa che viene impostata di default).
A parità di utilizzo, e per esperienza personale, un iPhone 3G dura di più.
L’interazione
Le prestazioni sono sottotono e il telefono lento a rispondere. Android reagisce con una velocità sufficiente a farti capire che sta facendo qualcosa, ma poi sembra prendersi un intervallo di tempo assurdamente lungo per fare qualunque cosa, soprattutto se confrontato con altre piattaforme di smartphone. Quando si chiede al dispositivo di caricare una pagina Web, di passare da una schermata all’altra, o di completare un’operazione, i tempi di attesa sono percepibili. È più bravo a indicare un progresso invece di farlo davvero.
Anche l’interfaccia è problematica, in quanto molte delle azioni più semplici necessitano di svariati passaggi. A differenza delle prime release di Windows Mobile, quando per accoppiare un auricolare Bluetooth occorrevano 14 passaggi (ora è molto meglio), Android è decisamente un altro pianeta. Ma le scelte in merito a cosa mostrare e a cosa nascondere appaiono spesso bizzarre.
Fleishman poi conferma un sospetto che mi era venuto quando avevo osservato l’emulatore Android sul sito di HTC, sospetto legato all’uso di una tastiera fisica in un dispositivo che ha, per il resto, delle funzioni touch-screen molto limitate:
Mi sono stancato molto presto di dover continuamente far scorrere il telefono per usare la tastiera. Quando è in verticale, chiuso, il G1 può essere utilizzato con una mano, ma ogni volta che è necessario digitare qualcosa, bisogna aprire il telefono, e la vista passa obbligatoriamente in orizzontale. [...] Per svolgere operazioni in cui non serve digitare molto, sarebbe stato preferibile avere una soluzione più comoda, come uno stilo o anche una tastiera virtuale.
Spero sia almeno possibile comporre un numero di telefono senza dover aprire il G1 e usarlo in orizzontale!
Il software
Parlando del client di posta e del browser di Android:
[...] Le applicazioni incluse sono rispettivamente buona e pessima. Il programma di posta consente la creazione di account multipli, fra cui Gmail, con il rilevamento automatico della configurazione del server di posta. Il Setup Manuale presenza opzioni più avanzate, come specificare porte personalizzate e crittografia SSL/TLS.
L’interfaccia del client email imita alcune caratteristiche di quella Web di Gmail, ma non vi è nulla di straordinario. A differenza di Gmail sul Web, un messaggio inserito in un thread non visualizza quanti messaggi si trovano sotto di esso: bisogna scorrere manualmente, e non sembra esservi un sistema per tornare rapidamente all’inizio di un messaggio lungo.
Ma se la posta è OK, il browser incluso è mediocre. Provando vari siti Web, ho notato che erano sufficienti anche CSS poco avanzati per confondere il browser. La mia home page ha un box di posizionamento CSS statico, e viene renderizzato correttamente persino dal browser sperimentale del Kindle di Amazon. Il browser di Android sembra non sapere dove inserire il box, e la pagina Web diventa inutilizzabile.
Il browser è lento nel caricamento e nel rendering, anche quando sta scaricando dati attraverso una connessione Wi-Fi veloce, e senza le azioni multitouch per pizzicare ed espandere il contenuto, la navigazione di una pagina è difficoltosa e snervante. Esiste una modalità zoom che permette di far passare una lente di ingrandimento sulla pagina, ed è possibile far apparire delle lenti per ingrandire/rimpicciolire facendo tap sullo schermo.
L’esperienza di navigazione Web è frustrante e scomoda, e mi aspettavo di più e meglio. Con Nokia e Apple che sfruttano il nucleo di WebKit per i loro browser, e Google immersa nel progetto Chrome, credevo che il G1 fosse dotato di un browser con qualcosa di unico da offrire. Invece l’impressione è di usare un software del 2006.
È vero, nella scelta delle parti da proporre ho privilegiato gli aspetti negativi, ma non per disonestà intellettuale, semplicemente perché costituiscono il 98% della recensione. Gli aspetti che Fleishman ha gradito si possono riassumere in poche parole: buona qualità dell’audio, buona tastiera, comodo quando impugnato verticalmente, discreta applicazione di posta, tracciamento GPS buono (ma persino Google Maps è più scomodo da usare rispetto a iPhone), ottima fotocamera. Tutto qua. Ah, e naturalmente la solita solfa: che essendo open source, molto è migliorabile col tempo sul lato software. Può essere, ma sono davvero curioso di vedere chi ha voglia di mettersi a migliorare questo aggeggio quando è molto più appagante sviluppare per iPhone.
Android: ulteriori spunti di riflessione
Non avevo notato che anche Daniel Eran Dilger di RoughlyDrafted Magazine è impegnato in una serie di articoli che trattano dei ‘miti’ su iPhone. Lui ha uno stile più aggressivo e provocatorio del mio, e di tanto in tanto si lascia scappare affermazioni piuttosto decise, ma è innegabile che offra spesso e volentieri molto cibo per il dibattito, sia negli articoli stessi, sia nella sezione dei commenti, interagendo con i lettori. Ho trovato di particolare interesse alcuni passaggi del suo pezzo Myth 7: iPhone Buyers will Flock to Android (Mito n.7: gli utenti di iPhone migreranno in massa verso Android).
Dilger inizia presentando subito la sua tesi:
L’idea per cui gli utenti di iPhone si affretteranno ad abbandonare la piattaforma per acquistare telefoni Android è ancora più fantasiosa dell’idea secondo cui gli sviluppatori migreranno in massa verso Android che ho trattato nel Mito n.6. [...]
L’andamento del mercato dell’elettronica di consumo di questi ultimi trent’anni ci dice che il prezzo è il fattore che influenza le decisioni di acquisto in maggior misura: che si tratti di basso costo puro e semplice, o che si traduca in un valore percepito come elevato rispetto al denaro speso.
Fattori ideologici non legati al prezzo, fra cui la superiorità tecnica o l’attrattiva principale di Android — l’”apertura” — hanno avuto storicamente un impatto minimo sul successo dei prodotti nel mercato, in particolar modo se paragonati a fattori economici, con grande delusione da parte di quelli di noi che preferiscono vedere prodotti migliori e maggiormente interoperabili invece di robaccia a buon mercato.
Dilger continua spiegando il perché Android ha destato un certo interesse da parte delle aziende costruttrici di telefoni cellulari: perché, semplicemente, rappresenta un’alternativa gratuita a Windows Mobile. HTC, Motorola, Samsung e LG producono tutte degli smartphone con sistema operativo Windows Mobile, ed è nel loro interesse poter accedere a una piattaforma software da utilizzare senza dover pagare royalty a Microsoft. Chi compra un telefono, però, non percepisce il costo aggiunto dal produttore per coprire le spese di licenza di Windows Mobile; la differenza è molto più ridotta rispetto a quanto avviene nel mercato dei personal computer, in cui le macchine vendute senza licenza Windows hanno un prezzo percettibilmente più basso. Questo spiega perché Android, da un punto di vista economico, è più interessante per i costruttori di telefoni che non per gli utenti finali.
In questo e in altri pezzi sull’argomento, è opinione di Dilger che Android si posizionerà più come diretto concorrente di Microsoft / Windows Mobile che non di Apple / iPhone, che Android col tempo andrà rosicchiando quote di mercato alla piattaforma Windows Mobile, e quindi avvantaggiando Apple come effetto collaterale.
Nel suo Myth 6: iPhone Developers will Flock to Android (Mito n.6: gli sviluppatori per iPhone migreranno in massa verso Android), Dilger fa notare che:
Più che ‘uccidere’ iPhone, Android sembra posizionato per contrastare una serie di tentativi proprietari di monopolizzazione dello sviluppo per le piattaforme mobili con un modello di licenza Windows, sia a livello di sistema operativo (Windows Mobile, Symbian), sia a livello middleware (Flash, BREW, Java). Ciò indebolirà ancor di più l’inerzia dietro i vari tentativi di spinta di un ambiente di sviluppo per piattaforma mobile ostile a iPhone. Ma Android risulterà essere, alla fine, un concorrente importante di iPhone?
Dilger continua evidenziando le due ragioni principali che spingono, tutto sommato, gli sviluppatori verso iPhone: le possibilità di guadagno e la facilità d’uso degli strumenti di sviluppo dello SDK di Cocoa Touch. Android, nel breve termine, non offre né una cosa né l’altra.
Gli strumenti di sviluppo di Android, a confronto, sono documentati in modo insufficiente e sono farraginosi perché, in sostanza, nessuno è a capo della baracca. Google spera di poter fungere da direttore delle operazioni per orchestrare i contributi della comunità aperta, dei costruttori di telefoni come HTC, Motorola, Samsung e LG, e delle aziende provider di telefonia mobile come T-Mobile, Sprint, NTT DoCoMo, e KDDI. Il problema è che tutti questi gruppi hanno un conflitto di interessi. Nessuno vuole aiutare i propri rivali, e Google non potrà prendere decisioni drastiche o scelte ingegneristiche impopolari nell’interesse della piattaforma, perché deve rispondere a troppe entità diverse.
Si osservino i problemi di Windows Mobile e si vedranno molti dei problemi intrinseci di Android come piattaforma. Ora si consideri il fatto che chi sviluppa per iPhone non sta abbandonando la nave a favore di Windows Mobile; questo malgrado Microsoft fornisca un ambiente privo delle restrizioni che caratterizzano la piattaforma iPhone di Apple; questo malgrado Windows Mobile abbia attualmente una base di installato più vasta e, almeno finora, una quota di mercato mondiale superiore ad Apple nell’ambito degli smartphone.
Gli sviluppatori per Windows Mobile, invece, stanno rapidamente abbandonando quella piattaforma per interessarsi al mercato di iPhone, reso più attraente dalle possibilità di guadagno e dagli strumenti di sviluppo di Cocoa Touch, una vera boccata d’aria fresca per quegli sviluppatori, stanchi della minestra riscaldata Win32 sopra WinCE. Android sarà in grado di invertire la tendenza, offrendo agli sviluppatori la “libertà” e la mancanza di restrizioni che Windows Mobile già offre, ma senza alcun bacino di utenza e una quota di mercato? Decisamente assurdo.
Lo so, si parlava di utenti e si è finito col parlare di sviluppatori. Ma i due discorsi scorrono su binari paralleli. Se Windows Mobile già offre libertà e assenza di restrizioni, a differenza di Apple (queste almeno sono le accuse che molti detrattori di iPhone rivolgono ad Apple), perché in quest’ultimo anno e mezzo gli smartphone con sistema Windows Mobile non sono stati in grado di competere con iPhone? Se iPhone è un ecosistema chiuso e Apple è questo cattivissimo e prepotente Grande Fratello che limita le scelte degli utenti, perché ha avuto l’enorme indiscutibile successo che ha avuto? Perché probabilmente, come sostiene Dilger, la ‘libertà’ e la ’scelta’ non sono fattori così forti da destabilizzare un mercato.
La gente compra iPhone per la semplicità dell’interfaccia, per la facilità d’uso, per il design elegante, e per l’integrazione con i servizi musicali (iTunes) e di software (App Store) — elementi che né Android né Windows Mobile considerano. Tutte queste sono caratteristiche che evidenziano l’ovvio valore di iPhone per chi lo acquista. [...]
Ricordiamo il principale fattore di successo commerciale di un prodotto di elettronica di consumo: il prezzo, che si traduca in prezzo contenuto o in un valore percepito come elevato rispetto al prezzo (ovvero: “Sì, costicchia, però guarda che cosa mi dà in cambio: son soldi ben spesi”). Da quando Jobs ha ulteriormente ridotto il prezzo di entrata di iPhone, ciò è andato a sovrapporsi al vantaggio che già iPhone aveva all’inizio. Se dapprima era un prodotto ‘caro ma vale i soldi che costa, quindi lo compro’, dall’introduzione di iPhone 3G è diventato anche un prodotto sostanzialmente abbordabile anche nel prezzo. Quindi lo comprano milioni di persone.
Quando nei mesi scorsi si stava creando aspettativa intorno all’annuncio del primo smartphone con sistema Android, ero molto incuriosito da quella che veniva già etichettata come l’alternativa ammazza-iPhone. Considerando che la piattaforma Android ha avuto un periodo di gestazione più che sufficiente per studiare iPhone e per utilizzarlo come punto di partenza per arrivare a presentare un prodotto ancor più innovativo — o almeno qualcosa di egualmente potente rispetto a iPhone però dotato di un approccio sufficientemente alternativo da destare forte interesse — mi sento di dire che il primo risultato, il G1 di HTC, è piuttosto deludente. Eh, però è open source. Solo che non si può puntare sull’apertura come feature principale di un prodotto e sperare di sconvolgere il mercato.
Tim Haddock, in questo articolo su Macworld cita un commento di Gene Munster, senior research analyst di Piper Jaffray, sul lancio del G1 di HTC: L’obiettivo commerciale di Apple è di essere tre passi avanti rispetto a tutti gli altri. Apple è ancora due passi avanti. Esatto, Apple è nel 2009, gli altri sono ancora al 2007.
Android: miscellanea
È ovvio che tutto questo parlare di Android, la piattaforma mobile sviluppata da Google, abbia destato il mio interesse, soprattutto in relazione con iPhone. Sin da quando HTC ha presentato G1, il primo smartphone con il sistema Android, per il Web sono iniziati a comparire i classici articoli di confronto, e c’è chi ha parlato di Android come il vero ‘iPhone killer’. Allora mi sono messo a osservare anch’io e a prendere appunti. Oggi voglio condividerne alcuni. È d’obbligo premettere una cosa: le mie considerazioni si basano su informazioni mediate (l’emulatore disponibile sul sito di T-Mobile, articoli altrui e video messi a disposizione dal gruppo di sviluppatori Android) e da quel che si può evincerne. In altre parole, non ho provato il G1 di HTC di persona, e alcuni dettagli potrebbero avere tutto un altro effetto dal vivo.
Partiamo dall’emulatore. Si può interagire con il G1 partendo da questa pagina. Il link carica inizialmente una presentazione del dispositivo che ruota a 360 gradi. Con il puntatore del mouse si può controllare la rotazione e manipolare il telefono. La parte più interessante è visibile facendo clic su Emulator in alto a destra. Viene caricata un’immagine del telefono disposto orizzontalmente e con la tastiera scoperta e si può interagire con G1 per vedere come funziona e che tipo di risposta si ottiene premendo i vari pulsanti.
Il primo dettaglio degno di nota è l’esistenza di tre pulsanti fisici per la navigazione:
- il tasto Home (con l’icona della casetta), per tornare all’inizio;
- il tasto Ritorno (con l’icona della freccia), per tornare alla schermata precedente;
- il tasto MENU, che richiama un menu contestuale all’interno di un’applicazione.
Qui, a mio avviso, partiamo già male. Questo tipo di approccio alla navigazione è macchinoso e superato. Il tasto MENU presuppone che qualsiasi applicazione necessiti di un menu contestuale, perché se un’applicazione non lo avesse, si rivelerebbe un’inconsistenza nell’interfaccia utente (si preme MENU e non succede nulla). Il fatto che debbano esserci per forza delle opzioni richiamabili dal tasto MENU porta a scelte di design discutibili. Richiamando l’applicazione Music veniamo accolti da una schermata che presenta quattro grossi pulsanti: Artists, Albums, Songs, Playlists. Premendo MENU, appaiono due opzioni aggiuntive: Play shuffle e Search. Perché non aggiungerle semplicemente alla schermata insieme agli altri quattro pulsanti? Sarebbe più elegante e tutto sarebbe visibile a colpo d’occhio. Già, ma poi premendo MENU non accadrebbe nulla.
Questo è un piccolo esempio di come i vincoli a dei tasti fisici possano influire negativamente sulla fluidità di un’interfaccia. In iPhone è possibile indicare chiaramente se un’applicazione offre delle opzioni aggiuntive non immediatamente visibili, perché basta aggiungere un pulsante virtuale nei luoghi deputati (nella parte inferiore dello schermo, oppure negli angoli superiori sinistro o destro). Su Android le applicazioni devono presentare delle opzioni aggiuntive (non importa se cinque, tre, due o una), perché esiste un tasto che le deve richiamare.
L’interfaccia di Android sembra privilegiare un utilizzo orizzontale del dispositivo, che a sua volta implica l’uso della tastiera fisica. Non sempre è comodo. Pare infatti che se vogliamo comporre un numero di telefono non si possa usare il touch-screen in orizzontale: andando in Dialer appare la scritta “Use keyboard to dial” (Utilizzare la tastiera per comporre il numero). I tasti numerici sono in fila orizzontale e non hanno la familiare configurazione a file di tre, 123 – 456 – 789 – *0#, più comoda per immettere numeri telefonici (tendiamo a memorizzare la posizione dei tasti, quindi, come anche avviene sulle tastiere dei computer, chi è abituato a inserire numeri col tastierino numerico fa più fatica a inserirli quando si ritrova il layout 1234567890, con i numeri tutti disposti su un’unica fila).
Non vi è alcuna indicazione visiva che suggerisca la possibilità di fare tap sulla barra di stato e trascinarla verso il basso per rivelare informazioni aggiuntive. iPhone non presenta questo tipo di ambiguità a video.
Cercando informazioni, critiche e commenti su Android, mi sono imbattuto in questo post di Paul Kafasis. Le cose più interessanti sono i link ai video che gli sviluppatori di Android hanno pubblicato su YouTube. Uno dei punti forti di Android rispetto a iPhone, secondo loro, è la possibilità di far girare molteplici applicazioni in background, di passare rapidamente da una all’altra, di ricevere notifiche da un’applicazione in background mentre ne stiamo utilizzando un’altra, e infine il copia-incolla. E lo dimostrano in questo video. Alla fine del video, che non mi ha entusiasmato molto, avevo una serie di perplessità che ha ben espresso un commentatore (che si firma Palmer Deville) al post di Kafasis:
Basandomi su quel che presenta il video, non riesco a vedere quali siano i benefici nel poter far girare più applicazioni su Android.
Anzitutto si vede il tizio che sta sfogliando le foto e riceve notifica di un messaggio istantaneo. Questo è ciò che Apple ha già proposto [su iPhone] con il server per le notifiche (che visualizza un badge — cioè il pallino rosso che indica il numero degli avvisi –, un allarme sonoro e/o degli avvisi in sovraimpressione sullo schermo), così che sia possibile passare direttamente all’applicazione che ha inviato l’avviso oppure ignorarla. L’unica differenza con le attuali demo di Apple è che l’utente dovrà selezionare Ignora o Chiudi se non vuole rispondere subito. Avere l’applicazione di messaggeria istantanea in background in questo caso è inutile.
Poi vediamo il tizio scegliere a quale applicazione passare: tiene premuto il tasto Home finché non appare la lista delle applicazioni attive. Certo, e io su iPhone premo semplicemente il tasto Home e posso scegliere qualunque applicazione voglia per poi tornare quasi istantaneamente al punto in cui mi trovavo prima. Non vi è un gran numero di applicazioni che traggano vantaggi notevoli dall’utilizzo di risorse del processore. La differenza, in termini temporali, fra il passare da un’applicazione state-saved all’altra [si riferisce al modello di iPhone: le applicazioni sono chiuse, non rimangono in background, ma il loro status rimane registrato ogni volta che l'utente le chiude, così da ritrovarle com'erano quando le riapre.] e il passare da un’applicazione in background all’altra, è trascurabile. Se un’applicazione non sta attivamente elaborando delle informazioni, perché tenerla in background?
Poi il tizio afferma di star utilizzando più applicazioni in background: davvero? Vediamo quali:
IM – il fatto che giri in background non è di alcuna utilità, dato che è sempre necessario un qualche avviso e che i servizi di notifica proposti da Apple mirano a estendere questa funzionalità a tutte le applicazioni che ne possano aver bisogno, così da avere aperto sempre un solo processo alla volta, di contro a più applicazioni — ognuna col proprio processo — aperte simultaneamente.
Browser – immagino che in caso vi sia un download in corso o se si stia ascoltando audio in streaming, questo possa essere un beneficio. Ma su iPhone non ho mai sentito l’esigenza di avere un browser sempre attivo in background.
Settings (Impostazioni) – seriamente? Viene davvero considerata un’applicazione attiva in background?
Music – ovviamente. Ma questo avviene anche su iPhone, è una delle funzioni primarie.
Contacts (Contatti) – anche qui, siamo seri. Che ci fanno i contatti in background, a che serve?
Tornare al browser dall’applicazione IM sarebbe stato altrettanto facile su iPhone.
E ora veniamo finalmente alla parte davvero interessante del video, il copia-e-incolla. Considerando il funzionamento di una clipboard (dove vengono registrati gli appunti), che questa stia in background non è un requisito. Il modo in cui viene presentata la procedura lascia a intendere che l’applicazione deve prima essere attivata ed essere già in esecuzione. Ciò non dovrebbe accadere e forse non funziona così. Volessi incollare quell’URL in Mail, dovrei poterlo fare altrettanto facilmente aprendo l’applicazione.
Sul copia-incolla, quel che ho potuto notare io è che nella demo (anche in quest’altra) il testo da copiare si trova racchiuso in un campo e che non pare esservi un sistema per scegliere con precisione quale porzione di testo copiare. Nel primo video si vede il copia-incolla di un URL, nel secondo video lo sviluppatore effettua una pressione prolungata sopra l’intera frase e la frase viene selezionata interamente. Il sistema della pressione prolungata (tenere il dito premuto alcuni secondi sull’elemento da selezionare) era già comparso sul Newton a metà degli anni Novanta. Sul Newton l’input avviene mediante stilo, e questo permette una maggiore precisione e versatilità nella selezione.
La questione del copia-incolla su iPhone è interessante. Come è stato implementato su Android sembra abbastanza semplice, ma vorrei vedere una demo dove mi si spieghi come effettuare un copia-incolla raffinato (per esempio di una parte di un messaggio email o di un testo di una certa lunghezza o di parte di un URL). Come ebbi a commentare altrove, il problema del copia-incolla in iPhone/iPod touch è indubbiamente complesso, perché implica situazioni + gestualità più complicate rispetto alle normali operazioni che si effettuano abitualmente. Ogni idea che ho visto finora o complica l’interfaccia (rendendola “poco Apple”, per così dire), o prevede gestualità troppo strutturate e non intuitive, o non è applicabile a livello globale sul dispositivo, oppure non è applicabile con coerenza in situazioni diverse.
L’idea del sistema copia-incolla del Newton può fornire un buon punto d’inizio (il gesto di tenere premuto su un certo elemento per iniziare la procedura di manipolazione), ma su iPhone/iPod touch si usano le dita, non uno stilo, e la selezione di un certo segmento di testo non può essere altrettanto precisa. Certo, c’è la lente d’ingrandimento che appare sul testo per posizionare il cursore con precisione, ma è un sistema che va benissimo per fare solo quello. Una volta che si deve tenere premuto il dito sullo schermo per selezionare certe parti di testo senza che la lente scompaia, questa diventa un’operazione stancante per la mano e per la vista. Potrei sbagliarmi, ma forse non si vedrà mai un copia-incolla “a tutto campo” su iPhone. È più probabile una soluzione di compromesso, o comunque un arrivare alla soluzione per gradi, magari introducendo il copia-incolla solo per determinati elementi e usando menu a comparsa (es. si tiene premuto il dito su un link in MobileSafari, e il link può essere copiato e incollato altrove; si tiene premuto il dito su un’immagine in un sito e l’immagine può essere aggiunta alla cartella delle foto, e così via).
Tornando ad Android, esteticamente l’interfaccia mi lascia abbastanza perplesso. La sensazione è che vi sia dietro una mentalità molto Windows (o Linux, a seconda dei punti di vista). La presentazione delle icone, dei menu, degli elementi, è stratificata ed è secondo me un’altra scelta di design superata o da superare. L’idea che vi sia una “scrivania” su cui disporre l’orologio e le icone delle scorciatoie (le funzioni più usate dall’utente), con una ‘linguetta’ da premere per richiamare un menu principale, è un misto di logica da computer desktop e di sistemi operativi mobili di vecchia scuola. Oltretutto l’incongruenza più vistosa dell’HTC G1 è che premendo il tasto MENU non si richiama il menu principale, ma un menu secondario e contestuale all’applicazione in primo piano; l’utente che proviene da altri cellulari e smartphone è abituato a vedere un bel tasto MENU che, appunto, gli mostra il menu. Su Android l’effetto non può che essere straniante: “Per richiamare il primo menu pigio sullo schermo, ma per i sottomenu e le opzioni premo un tasto fisico che si chiama MENU? Boh”.
Mi riservo di tornare sull’argomento con approfondimenti, ma per ora mi sembra prematuro definire Android come lo ‘iPhone killer’. Non basta il multi-tasking e una specie di copia-incolla. E non basta essere open source. Anzi, il fatto che Android sia potenzialmente applicabile all’hardware più vario complica non poco la vita agli sviluppatori specie per mantenere omogeneità e consistenza a livello di interfaccia. Come fa notare John Gruber:
La mancanza del multi-touch è una lacuna hardware del G1 di HTC, non di Android. Ma evidenzia molto bene i problemi che dovranno affrontare gli sviluppatori se vogliono creare delle esperienze interattive di qualità pari a iPhone. Se una propria applicazione richiede il multi-touch, allora questa non funzionerà su certi telefoni Android. Se non si richiede il multi-touch, allora si è costretti a scrivere del codice extra e a progettare gestualità di interfaccia alternative.
Se gli sviluppatori di Android prenderanno la strada più semplice, e si limiteranno a puntare al minimo comun denominatore delle possibilità dei dispositivi, allora la piattaforma non potrà mai competere con quella di iPhone — e col passare del tempo non farà altro che perdere sempre più terreno.



